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Le malattie psichiche e la scrittura – parte II
29/04/2018

Nel mio articolo sulla grafologia clinica avevo rilevato come lo studio della scrittura consente di definire il profilo generale della personalità del soggetto scrivente, le sue condizioni emotive ed esistenziali, come egli vede se stesso ed il suo futuro, quindi le sue predisposizioni ed inclinazioni ed anche l’esistenza di determinate patologie neurologiche che influiscono con la capacità visuo spaziale (ed in prevalenza è una deficienza che consegue alla maggior parte delle anomalie neuronali)  e di conseguenza l’induzione ad una disgrafia conseguente al deficit.

La scrittura, come strumento di indagine, permette l’individuazione di eventuali anomalie sia psicologiche che somatiche preesistenti nell’individuo, sia in forma potenziale che in atto e conclamata nel momento della valutazione grafologica, o in forma latente ma prossima nel sfociare in futuri comportamenti patologici manifesti che spesso avvengono saltuariamente.

La grafologia è un ottimo strumento valutativo in fase preventiva ma anche di diagnosi conclamata di determinate patologie ed è infine un metodo, quello delle rieducazione, che consente di recuperare le mille funzioni celebrali perse nel corso della malattia e che non sono direttamente connesse soltanto con la funzione scrittoria ma fanno da corollario, come quella visiva, cognitiva, di organizzazione dello spazio (che sia il foglio o la spazio ambientale il procedimento di recupero è il medesimo) di risoluzione di problemi, la capacità di problem solving, la capacità organizzativa e di autogestione di un compito, tutte funzioni che non servono soltanto a migliorare la scrittura ma intervengono nella quotidianità di tutti i gesti e comportamenti utili alla sopravvivenza ed alla ripresa di una vita il più possibile normale ed autosufficiente.

Le rieducazione della scrittura e la grafoterapia in genere sono di grandissimo aiuto e sostegno nel campo sanitario anche se in Italia la sanità sempre arretrare e deficitarie ogni anno sempre di più, patendo delle difficoltà che derivano soprattutto da una scarsa considerazione della sua importanza da parte dei Governi che si succedono più interessati alla condivisione delle poltrone che al benessere del paese e del cittadino.

In un precedente articolo, rifacendomi agli studi dello psichiatra e grafologo clinico Angelo Vigliotti, avevo analizzato i tipi di scrittura che emergono da malattie degenerative del periodo della terza età rientranti nella diagnosi della demenza senile: quali la demenza senile vascolare e la sindrome di Alzheimer.

Rimando all’articolo, di cui al link sopra evidenziato, per un interessante approfondimento.

 

 

Il riflesso psichico nella scrittura

 

 

Il merito nel campo di ricerche sull’influenza delle condizioni psichiche sulla  mano scrittura, con un’importante considerazione medica che interessa anche l’ambito forense, appartiene a Henryk Kwieciński che solleva le problematiche del riflesso psichico nel grafismo. [1]

Fra l’altro nel suo libro del 1933, Grafologia giudiziaria, accanto i diversi temi che riguardano l’analisi del documento solleva i problemi psico-emotivi desumibili nella scrittura.

Queste considerazioni di Kwieciński risalgono agli anni trenta del secolo scorso, quindi all’inizi di molte scoperte neurologiche ed ad una grafologia che stava ancora organizzandosi e quindi prendendo piede nell’ambito clinico di molti paesi europei (in Italia l’utilizzo di tale strumento è ancora tutt’oggi quasi del tutto sconosciuto ai più, segno di arretratezza che va a scapito non solo della scienza ma soprattutto degli utenti finali), occorre anche tener presente l’importanza di questa rivelazione tenendo conto del  momento storico in cui è esplosa, cioè nell’epoca in cui la psicologia cominciava a farsi largo soprattutto grazie agli studi di Freud.

Kwieciński, parlando dell’espressione emotiva nella scrittura solleva la problematica della spontaneità e dell’inconscio, ovvero di ciò che costituisce la nostra vera parte della personalità.

L’importanza della sua rivelazione si riflette nell’osservazione che: “Così come nella psiche e nei sentimenti, anche nella scrittura si verificano mutamenti i quali possono essere naturali o consapevoli.

I cambiamenti avvenuti con l’età, oppure come risultato di eccitazione o di fretta, appartengono alla categoria di cambiamenti naturali, invece il cambiamento della scrittura per mascherare l’autore è della categoria dei cambiamenti consapevoli.

In questo caso riscontriamo l’utilizzo di un’altra penna (la caratteristica secondaria) il cambiamento dell’inclinazione, della grandezza e delle altre caratteristiche secondarie.

Le differenze fra le deviazioni naturali e consapevoli sono molto elevate.

Le deviazioni naturali (inconsce) si attuano sotto l’influenza dei fattori naturali nell’uomo, i quali decidono anche sui cambiamenti del suo carattere e dei sentimenti, e sono i fattori composti: psichici e fisici.

I fattori psichici possono essere ordinari e straordinari; fra i fattori ordinari distinguiamo un normale, sistematico sviluppo psichico di ogni persona che influenza la formazione della grafia; fra i fattori straordinari elenchiamo le emozioni come paura, gioia, tristezza, rabbia e altre.

 

 

Condizionamenti esterni che modificano la scrittura

 

 

Un esempio di condizionamento derivante da un fattore esterno che accentua lo stato di agitazione e di apprensione, quindi innesca sensazioni di ansia, timore, paura, disagio, frustrazione e stress, lo possiamo rilevare nella scrittura sottostante, tratta dal manuale di studio di Kwieciński.

 

 

La prima firma rappresentata è stata vergata in condizioni normali, la seconda firma sottostante  appartiene alla stessa persona ma è stata fatta in una situazione particolarmente stressante per lo scrivente, egli infatti in quel momento si trovava davanti al giudice subito dopo la sentenza di condanna, e com’è comprensibile lo stato conseguente alla lettura della sentenza ha mandato il soggetto in tilt tanto da non essere più in grado di vergare la sua firma, che appare completamente destrutturata e priva di ogni sua forma originale.

É pertanto evidente l’influenza di una fortissima emozione sulla firma: la sua firma, a distanza di oltre di ottant’anni urla disperatamente la paura e lo sconvolgimento del  suo autore.

Kwieciński, quindi, osservatore ed esperto della grafologia forense, giunge alle conclusioni sulla dinamicità della scrittura. Egli distrugge i canoni della perizia calligrafica ovvero sulla scrittura riproduttiva, quasi disegnata, con forme rigide e preimpostate secondo lo schema riconosciuto dalla scuola del tempo, per riconoscere l’adattamento di uno scritto o di una firma alla condizione psicologica ed emotiva dello scrivente.

Forse potremmo considerare Kwieciński uno dei primi maestri di grafologia dinamica.

Il contributo di Kwieciński è anche quello di considerare la scrittura patologica nel concetto ampio di questo termine.

La sua esperienza professionale è ricca inoltre dei casi di malati psichici. Tuttavia, bisogna ricordare che l’autore ha pubblicato il libro negli anni trenta del secolo scorso, quando non esisteva una netta distinzione fra le scienze psichiatriche e neurologiche ma non conosceva nemmeno gli argomenti della psicologia, anche se nel suo libro troviamo molte intuizioni sui processi emotivi.

Di conseguenza l’autore ha seguito l’approccio psichiatrico delle scritture anche di quelle che oggi avremmo classificato alle malattie neurologiche, che comprendono sia quelle organiche, sia quelle aventi origine nel vissuto della persona (traumi).

Infatti, nell’ambito delle scritture dei malati psichici, egli distingue le grafie dei sofferenti di psicosi maniaco depressiva (maniaci e malinconici), degli schizofrenici,  dei sofferenti di alcolismo cronico, di neurastenia, di isteria (con la scrittura automatica), ma anche quelle degli epilettici, di morbo di Parkinson e di paralisi progressiva.

Egli, descrivendo generalmente l’aspetto patologico della scrittura, pone l’attenzione a considerare le diversità dei sintomi, delle malattie, dei pazienti e delle situazioni in cui si trovano.

Per esempio, il tremolio involontario della mano si può verificare per  un momentaneo indebolimento e considerare come un sintomo temporaneo; generalmente esso è  uno dei sintomi più presenti nelle persone anziane, ma può avvenire anche nelle persone che non hanno l’abitudine di scrivere, ma anche nelle persone sottoposte ai lunghi stress o in momenti di particolare nervosismo, senza che ciò presupponga alcuna anomalia psichica nello scrivente.

Tuttavia esistono anche deformazioni di questo tipo originate con la partecipazione della nostra volontà. Fra il tremolio naturale e volontario esiste una grande differenza.

In caso di tremolio naturale troveremo alcuni elementi, per esempio la mancanza di cura per i particolari, invece il tremolio volontario manifesterà molti elementi troppo curati.

Quando l’esperto ottiene il manoscritto in questione deve prima porsi la domanda se la scrittura possiede le caratteristiche di naturalezza, in tali il confronto con più saggi diversi, eseguiti anche in tempi diversi, permette una comparazione ed una visibilità delle differenze ancora più evidente.

 

 

Le influenze sullo scritto delle diverse patologie

 

 

Oltre all’analisi del gesto scrittorio, Kwieciński pone molta attenzione sul contenuto del testo, benché l’analisi del contenuto sia compito dei medici psichiatri, bisogna che il perito abbia almeno una vaga idea della malattia che riscontra espressa nel grafismo.

Kwieciński nei vent’anni della sua ricerca ha svolto gli studi anche sulle grafie delle persone alle quali è stata diagnosticata una malattia psichica.

In caso di neurastenia, caratterizzata da sensazioni allucinatorie, stati d’ansia e di insicurezza, si  possono determinare enormi differenze nella grafia. “Sulla stessa pagina vediamo le differenze nel tempo di esecuzione e nel ritmo, nelle larghezza e nella direzione del rigo”.

L’isteria è contraddistinta da una “scrittura automatica”. La mano del malato si muove senza la sua volontà e scrive le risposte alle domande senza la cosciente partecipazione del malato, che è in grado di condurre contemporaneamente una conversazione o un’altra occupazione.

La scrittura patologica non è soltanto quella che appartiene alla persona a cui è stata diagnosticata qualche malattia. Tuttavia l’autore dedica una buona parte del libro ai malati clinici, in cura medica.

In questo ambito descrive le caratteristiche  della scrittura degli epilettici che assume gradualmente qualità caratteristiche, diventa esageratamente curata, precisa, pedante e amplificata così nel contesto come nella forma e nei più piccoli segni d’interpunzione.

Invece nel morbo di Parkinson notiamo un insolito rallentamento dei movimenti, la tendenza a mettere segni sempre più piccoli, la loro disposizione sempre più concentrata con l’accelerazione della penna nei tracciati finali e il rallentamento nei gesti scrittori principali, per la difficoltà di eseguire le rotondità, il cambiamento della direzione, per i  tremolii e la stanchezza nello scrivere.

Vediamo alcuni esempi tratti dallo studio di Kwieciński.

 

 

Questa grafia appartiene ad una persona sofferente di morbo di Parkinson.

Il tremolio nella parte inferiore delle lettere “y” e “g” è causato dalla difficoltà nel cambiamento di direzione del tracciato e dalla difficoltà di scrivere gli ovali.

Relativamente alla scrittura dei tossicomani si  rileva nel periodo di astinenza un eccessivo tremolio. Lo stesso tremolio può verificarsi nei fumatori i quali eccedono nel fumo. Lo stato di una vera malattia psichica si manifesta nelle persone che fanno abuso di alcool, nell’alcolismo cronico.

La scrittura di questi malati si distingue per un basso tremolio il quale aumenta nella crisi di astinenza, quando aumenta anche la pressione e invece diminuisce la velocità della scrittura (con movimenti della mano apparentemente energici).

Spesso cambia la direzione delle lettere, del rigo, con la tendenza all’abbassamento del rigo. Infine, durante il “delirium tremens” il tremolio aumenta fino al punto che può deformare totalmente le lettere, mentre la pressione scrittoria è molto disomogenea.

Di seguito un esempio di scrittura eseguita durante la fase del “delirium tremens”.

 

 

La scrittura degli schizofrenici è caratterizzata soprattutto da manierismi, da diverse particolarità speciali, come:  parole senza senso, un “linguaggio speciale”, uno stile insolito, un’ortografia specifica, un esagerato utilizzo di lettere grandi e dei segni d’interpunzione, diversi abbellimenti,  lettere con angolature, l’omissione  o la ripetizione (a volte complessa) delle parole, delle lettere o dei diversi segni, il legamento di due parole in una, i violenti passaggi di stile che modificano il senso letterale, l’uso di diversi disegni, schizzi, simboli, oppure di adesivi, di ritagli dei giornali, dei fogli ecc. Frequenti cancellature, innesti, correzioni, a volte con le caratteristiche dell’infantilismo ecc. Lo stesso modo di piegare la carta indica la stranezza schizofrenica.”

Di seguito un’immagine di una scrittura fatta da persone affetta da schizofrenia.

 

 

Nella grafia dei malati di paralisi progressiva, di cui l’immagine che segue ne fornisce un esempio, si verificano  numerosi elementi caratteristici: tremolio forte e irregolare, direzione variabile del rigo, variabilità nella grandezza delle singole lettere, esecuzione degli angoli al posto delle curve, pressione irregolare, spostamento e ripetizione di lettere, sillabe ed intere parole, correzioni inutili.

Spesso la leggibilità e la grandezza delle lettere diminuisce  verso la fine della frase, ciò indica un repentino esaurimento dell’attenzione.

 

 

Generalmente i paralizzati scrivono senza cura e senza ordine, scrivono su qualsiasi pezzo di carta. A volte mettono sulla busta soltanto nome o cognome senza nessun indirizzo.

Le persone sofferenti di psicosi maniaco-depressiva si distinguono in maniaci e in malinconici.

I maniaci scrivono molto, la loro scrittura è trascurata, “saltante”, i movimenti energici, veloci, tuttavia la pressione della penna è debole. Il tracciato di solito è grosso, alcune parole o sillabe incompiute, le lettere diventano sempre più grandi, più trascurate, spesso anche illeggibili. Il malato non tiene conto del tipo e della grandezza del foglio. Prima occupa il centro del foglio, poi i margini.

I malinconici invece scrivono poco, la loro scrittura è lenta, curata e uguale, le lettere sono piccole, strette fra loro, a volte insolitamente sottili, la pressione della penna è minima. Il malato scrive con indecisione, spesso si trova dubbioso, perciò frena la scrittura.


[1] Citazioni, considerazioni di Henryk Kwieciński ed immagini tratte dal sito: http://www.economiaediritto.it/i-disturbi-psichici-ed-emotivi-nel-grafismo-e-la-patologia-della-scrittura/

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