Sindrome di Pigmalione: io ti voglio cambiare!

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Nella mitologia greca si narra la storia di Pigmalione, uno scultore talmente bravo da essere riuscito a scolpire una statua di donna come se fosse vera.

Rappresentando quella statua i canoni di bellezza e di femminilità preferiti da Pigmalione, questi finì con l’innamorarsi del suo lavoro, chiese allora alla Dea Afrodite di concedergli la possibilità di trasformare la statua in una donna reale affinché potesse concretamente amare la sua adorata.

La Dea ascoltò le richieste dello scultore e trasformo l’avorio scolpito nella persona di Galatea.

Pigmalione si innamora di qualcosa che ha plasmato secondo il proprio gusto, definendo il corpo e l’atteggiamento (le statue in movimento rappresentano sempre un atteggiamento o un’azione) sin nei minimi particolari raggiungendo l’idealizzazione massima di come dovrebbe essere una donna da amare.

Pigmalione non ama una donna già esistente coi suoi pregi e difetti, con le sue abitudini, opinioni e desideri, ne crea una dal nulla in base alle proprie aspirazioni.

Questo porta lo scultore o l’innamorato ad innamorarsi di una versione idealizzata e desiderata ma non concreta e corrispondente ad una realtà.

In psicologia la Sindrome di Pigmalione rappresenta la necessità di una persona, uomo o donna che sia, di potersi innamorare di una persona ideale, perfetta secondo i personali canoni, senza considerare com’è effettivamente la persona che gli è accanto.

Si cade nel rischio di pensare di poter cambiare gli altri a proprio piacimento vivendo la relazione sentimentale nella prospettiva di avere tale risultato che viene continuamente proposto all’altro.

Chi patisce la sindrome costringerà costantemente il partner a diventare qualcosa di diverso da quello che è, cambiando non solo il suo aspetto, ma anche tutte le altre sue caratteristiche come il carattere, le abitudini, i pensieri, gli atteggiamenti, il modo di vestirsi, le amicizie, il lavoro, insomma tutto il suo modo di essere.

Volere una persona diversa e pretendere di cambiarlo in base ai propri desideri non è amare un’altra persona così com’è, ma è illudersi di un’idea, di una persona così come immaginaria e desiderata idealmente che nulla ha a che vedere con la persona che veramente ha scelto.

Ogni coppia nel momento in cui si forma crea una combinazione nuova che porta necessariamente entrambi i partner ad adattarsi e combinarsi con l’altro sino a raggiungere un equilibrio di interessi, di esigenze e di ideali che permette alla relazione di sopravvivere e di evolversi sino alla condizione di amore maturo, cioè un unico sistema perfettamente equilibrato.

Questo rimodularsi degli individui che non vivono più singolarmente ma diventano un gruppo, è il risultato di un adattamento del vissuto relazionale che è naturale, fisiologico ed adeguato, conseguente al fatto che entrambi i partner costituiscono delle personalità che si devono necessariamente adattare ed amalgamare in maniera costruttiva ed evolutiva.

Ciò non avviene quando uno dei due si innamora di un ideale che non corrisponde alla persona vera e concreta, ma illusoria, pretendendo che il partner diventi tale ideale attraverso dei cambiamenti.

Come si riconosce colui o colei che patisce tale sindrome?

Dall’insistenza nelle richieste o pretese di cambiamento.

Chi ha tale sindrome vive nella costante idea di  cambiare l’altro con la scusante di migliorarlo, ma in realtà è un cambiamento che pretende l’esistenza di una persona completamente diversa, diventando ossessivo ed assillante nelle pretese.

Chi subisce tale atteggiamento vive una vera e propria spersonalizzazione, perché rimane imprigionato tra ciò che sente di essere internamente e ciò che vuole il partner.

Spesso voler compiacere l’altro, accontentarlo ed assecondarlo è il modo sbagliato di mantenere tale sistema che porta entrambi i partner a non vivere serenamente e a non sentirsi realizzati.

Non sarà mai contento chi pretende il cambiamento perché ciò significa annullare completamente l’altro o l’altra, ricercando una perfezione inesistente, nemmeno sarà felice chi la subisce per la costante sensazione di inadeguatezza che prova.

Il rischio è quindi quello di vivere una relazione che non ha una base concreta effettivamente corrispondente alle personalità in gioco.

Purtroppo tali condizioni di disagio si sviluppano soltanto col tempo in quanto inizialmente è tollerabile il pensiero di voler gratificare il partner diventando perfetti, cioè quello che l’altro vuole, ma questo corrisponde anche alla negazione di se stessi.

Non si può pretendere che compiacendo l’altro si possa raggiungere un traguardo di felicità, perché tale fine è puramente illusorio e soltanto supposto, la realtà dei fatti è una verifica concreta che contrasta col il prevalere di uno sull’altro.

L’accettazione dell’altro e la consapevolezza delle rispettive personalità è l’unico modo di rendere concreto un amore fatto di illusioni, le richieste si devono pertanto trasformare in giusto adeguamento, diversamente ognuno dei partner rimarrà insoddisfatto e non appagato dalla relazione sentimentale.

La psicologia riconosce anche un’altra condizione clinica definita come effetto Pigmalione, nota altresì come “profezia autoavverante” o come “effetto Rosenthal” dal nome dello psicologo tedesco Robert Rosenthal che per primo parlò di questo fenomeno.

Si tratta di una forma di suggestione psicologica per cui le persone tendono a conformarsi all’immagine che altri individui hanno di loro, sia essa un’immagine positiva che negativa.

Il giudizio degli altri diventa il metro per valutare se stessi e darsi un valore.

Nulla di più inappropriato perché il giudizio degli altri è una mera opinione che non può classificarci, però può condizionarci, alcune persone molto suggestionabili infatti trasformato tale idea esterna facendola diventare la personale visione della propria identità.

Lo stesso Rosenthal ebbe ad eseguire uno studio mirato su alcuni bambini in età scolare facendo il seguente esperimento: sottopose degli scolari a dei test attitudinali in due momenti diversi, prima e dopo un periodo di osservazione, durante il quale venivano seguiti e giudicati dai professori, nell’occasione dell’esperimento il giudizio degli insegnanti era molto positivo e diretto ad ingenerare ottimismo e buona riuscita nei diversi compiti.

Il risultato fu che il giudizio auto dedotto inizialmente dai bambini come naturalmente percepito a seguito dell’esperimento venne trasformato nel giudizio dei professori, il loro giudizio personale migliorò così come il loro rendimento scolastico.

Questo significa che nella fase evolutiva del bambino, che è la più delicata psicologicamente ed emotivamente, il costante giudizio, positivo o negativo che sia, può diventare l’opinione che il bambino, l’adolescente e poi l’adulto ha di se stesso.

Il giudizio e l’atteggiamento degli adulti che accompagnano la crescita dei bambini, le loro osservazioni e valutazioni, hanno un’influenza notevole sul loro vissuto e sulle scelte di vita che attueranno da grandi.

Se il bambino si sente rassicurato dal fatto di poter svolgere dei compiti o degli esercizi in maniera adeguata e positiva sarà più ottimista nelle proprie possibilità, aumentando la propria stima e la considerazione di se stesso e delle proprie capacità, sarà più portato dunque ad agire e ad essere più fiducioso, investendo in maniera costruttiva il proprio futuro.

Diversamente un ambiente negativo e castrante avrà un effetto deleterio sulla stima e sulla considerazione del bambino, portandolo a giudicarsi inadeguato ed inadatto all’ambiente ed incapace di realizzare dei progetti o delle ambizioni, diventando una persona fortemente frustrata e non soddisfatta.

Anche in criminologia si è osservato che lo stile di vita criminoso ed l’atteggiamento delinquenziale è spesso il frutto di una condizione ambientale fuorviante.

Il bambino che cresce con l’idea di non poter essere nient’altro di diverso da un criminale adegua le sue scelte di vita da adolescente e da adulto confermando tale stile di vita come se non avessero altre alternative

Ecco perché è molto importante che i bambini crescano in un ambiente positivo, che favorisca la loro crescita costruttiva in modo adeguato alle loro potenzialità e capacità senza dimenticare che tali abilità possono essere aumentate e migliorate, con impegno ma anche con un atteggiamento mentale favorente la buona riuscita delle proprie azioni.

Senza eccedere nell’ottimismo, perché ingenerare nel fanciullo delle aspettative illusorie e non corrispondenti alle sue reali capacità è altrettanto fuorviante e negativo.

Occorre quindi che le valutazioni dei genitori e degli adulti in genere siano adeguate alla realtà e consoni alle concrete potenzialità del bambino senza produrre false illusioni ed aspettative.

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