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Il disegno della famiglia è un test cognitivo in cui le immagine riprodotte dal bambino o dall’adolescente  (ma i test sono utili anche per gli adulti anche se si sentono un po’ impacciati ed alcuni sminuiti) ad interpretare e dare significato al disegno.

Questo perché l’immagine riprodotta consente un’interpretazione che spesso le parole tendono ad evitare ma che invece esprimono un vissuto così come percepito emotivamente e psicologicamente da chi lo ha eseguito.

Prendiamo per esempio un disegno eseguito da un bambino [1] e proviamo a dare un’interpretazione.

 

 

Il bambino si disegna per primo, questo fa parte di un atteggiamento egoistico (da non interpretare come se si trattasse di un adulto) ed accentratore che fa parte delle necessità dell’età evolutiva del piccolo, sta a significare il bisogno di ricevere amore, attenzione e coccole il più possibile, diventando geloso se le attenzioni sono rivolte ad altri, infatti è possibile che nella famiglia sopra rappresentata ci siano anche altri figli volutamente esclusi per i motivi testé accennati.

Seguono poi la mamma ed il padre eseguito sproporzionato rispetto agli altri personaggi, questo non perché il padre sia effettivamente così alto, ma è l’importanza che il bambino gli da a renderlo un punto di riferimento di solidità e di forza, rappresentata dal gigantismo e dal braccio molto forte, mentre la madre viene riprodotta con della mani grandi, generose e disponibili, ed un sorriso rassicurante.

Questo test è di importanza fondamentale perché attesta, nel momento in cui viene eseguito, quelle che sono le dinamiche famigliari, i rapporti tra i vari soggetti, le modalità con cui viene esercitato, gli effetti che queste hanno sul piccolo disegnatore e quindi come tale rapporto viene vissuto e sentito dal bambino esecutore del disegno.

Nell’interpretazione bisogna tener conto  che il bambino è in tutto il disegno, sia che sia rappresentato direttamente, per interposta persona o personaggio (ad esempio un animale) o che non sia rappresentato affatto.

Tutto, ogni linea, colore, forma, disposizione nel foglio o tra i personaggi stessi, ha un preciso significato che va interpretato.

Solitamente in questo tipo di test ci sono  3 messaggi da valutare:

  • il primo riguarda l’autodefinizione di se stesso (diretta o indiretta): ci dice come il bambino si vede o come vorrebbe essere;
  • nel secondo  ci comunica  “voglio che tu sappia come io vedo la mia famiglia, come mi sento al suo interno e come vedo ogni suo componente”;
  • il terzo (non sempre presente) ci  può dare indicazioni su come sta vivendo la figura del terapeuta (che a volte può essere un personaggio aggiunto).

Il  nucleo familiare fornisce  al bambino modelli di condotta che possono essere sani  e che sono identificabili nella chiarezza e nella delimitazione dei ruoli, nell’accettazione di ogni componente familiare da parte degli altri, nella tensione costante di ogni membro verso i bisogni psicofisici degli altri, e modelli di condotta patogeni come:

  • il rifiuto manifesto o nascosto che può provocare senso di insicurezza e inadeguatezza,
  • l’asfissia psicologica (iperprotezione) che può determinare debolezza, passività, dipendenza,  incapacità di sostenere frustrazioni e sforzi, pretese e paura,
  • la disciplina eccessiva che provoca dipendenza ma insieme ostilità, insicurezza e ribellione,
  • l’indulgenza eccessiva che può dare indifferenza, egoismo,  esagerate esigenze, impazienza, aggressività unita a delusione.

 

La consegna del test

 

La  consegna per alcuni autori come M. Porot e F. Minkowska e  N. Fukada è  “Disegna la tua famiglia”: per R.C. Burns e H. Kaufma è “ Disegna la famiglia  mentre  i suoi componenti stanno facendo qualcosa”; per altri autori, tra cui  A. Berge e L. Corman, con i quali sono d’accordo perché facilita la proiezione, è: “Disegna una famiglia” (di  tua invenzione).

Spesso i bambini si attengono comunque alla propria famiglia (Corman dice che questi hanno probabilmente un Super-Io notevole perché è inibita la spontaneità).

Ovviamente prima di valutare il disegno occorre conoscere la composizione reale della famiglia del bambino ed i rapporti esistenti tra i vari soggetti sentita l’opinione dei genitori (ad esempio il bambino nel disegno può celare una separazione dei genitori per il desiderio di volerli rivedere ancora insieme nella stessa casa).

Molti sono gli elementi che si devono osservare:

  • l’ordine con il quale si disegnano i vari personaggi
  • il loro movimento e la loro collocazione nello spazio
  • l’uso del colore
  • il  tempo dedicato a ciascuno di loro.

Occorre poi approfondire il contenuto del test con il colloquio tenendo conto che la tendenza alla identificazione segue il principio di piacere e non quello di realtà, significa che il bambino preferisce disegnare ciò che corrisponde ad un suo desiderio o aspettativa piuttosto che rappresentare una realtà che non accetta o che vorrebbe diversa.

 

Come deve essere eseguita l’interpretazione

 

Il livello grafico che tiene conto in particolare della simbologia dello spazio, della dimensione e del tratto e pressione.

Questo livello di interpretazione è competenza specifica del grafologo-rieducatore, occorre controllare le stereotipie che costituiscono una inibizione alla spontaneità, una costrizione dalle regole fino  alla ossessività;

 Il livello formale che dipende dall’età (tenere conto del test di Goodenough); se i personaggi hanno un basso livello formale rispetto a questa e l’intelligenza del ragazzo è normale, può ipotizzarsi una inibizione o anche disturbi delle schema corporeo, o ancora una eventuale dislessia.

Se non sono disegnati i tratti del volto si possono ipotizzare rapporti difficili tra i familiari; oppure forme di negazione che sottostanno a degli abusi, maltrattamenti o altri motivi che inducono il bambino ad escludere l’adulto.

 Il contenuto che è l’elemento più  importante, per questo  occorre tener conto di diversi elementi come  la composizione della famiglia,  i personaggi eliminati (l’eliminazione  può interpretarsi come devalorizzazione del familiare o negazione della sua esistenza, o ancora non accettazione, gelosia, non amore, conflitto affettivo, presenza che disturba il bambino).

Se non disegna se stesso (frequente se c’è un handicap) potrebbe essere mal adattato alla famiglia o non sentirsi accettato nel nucleo familiare, significa probabilmente che ha poca autostima, che vorrebbe essere diverso o nascondere il desiderio di identificarsi con un altro personaggio, sia esso umano oppure un animale che per il bambino ha un particolare significato simbolico.

Possono essere presenti personaggi aggiunti, che in genere esprimono la realizzazione nella fantasia di tendenze, tensioni, aspirazioni e desideri che il bambino non riesce a soddisfare nella realtà; possono ancora tradurre il desiderio che quella persona faccia parte della famiglia o possono essere un duplicato dell’autore (come età o sesso) e rappresentano ideali desiderati che sono o realizzano quello che il bambino non riesce ad attuare.

 Se ci sono personaggi travestiti come ad esempio animali, è presente una forma di difesa dal disagio di una realtà sentita sgradevole da  chi disegna o anche  presenza di una censura egoica e superegoica forte per cui viene spostata sull’animale, che è più lontano nella realtà intrapsichica del bambino, la soddisfazione delle esigenze più nascoste e censurate che non si riesce a collocare in un personaggio umano.

Le tendenze censurate sono spesso  di aggressività o sessualità, il bambino non se le assume direttamente e le sposta su un animale.

Al posto dei personaggi possono anche essere disegnati oggetti (ad esempio re, regina e/o altri elementi degli scacchi), in questi casi  la famiglia potrebbe essere percepita con scarso o nullo contenuto affettivo.

Per la psicologa Anna Oliverio Ferraris se  non si è stabilito con i genitori uno scambio affettivo soddisfacente, se non si vive con loro un rapporto di reale empatia, si potrebbe rappresentare la famiglia a tavola, in quanto l’oralità presente nel disegno indicherebbe bisogno di introiettare, associando l’affetto al cibo per cui mangiare è ricercare amore e attenzioni.

Ma la carenza affettiva può esprimersi anche con eccesso di ombreggiatura e uso del nero.

Il posto del bambino rispetto ai familiari permette di  capire i legami affettivi che secondo il bambino esistono tra i vari familiari (come percepisce il loro rapporto).

In genere il bambino si disegna vicino a chi ama di più o con cui si sente più a suo agio.

Occorre tener conto delle grandezze delle diverse figure:  la grandezza e piccolezza possono significare presenza o  assenza.

I personaggi che sono vicini, che si guardano o svolgono una attività comune sono indizi di vicinanza affettiva;  quelli lontani, o  impegnati ognuna in attività autonome, personaggi sovrapposti; su piani o in angoli o in ambienti diversi o separati da linee indicano rapporti difficili o l’esistenza di ostacoli tra i personaggi; il bambino  tra i genitori indica  generalmente un  bisogno di protezione.

Osservando la valorizzazione o svalorizzazione dei personaggi, occorre tener conto che più spesso la figura dominante è maschile (si è accertato che nelle società non androcentriche è invece femminile, come ad esempio in Sardegna).

Poiché nel test il bambino tende a identificarsi, in questo caso gli si disegna vicino o lo valorizza.

Il personaggio valorizzato è  quello sul quale è diretta la carica affettiva maggiore (amore o invidia o timore  o desiderio di identificazione) ed  è spesso il primo ad essere disegnato perché il bambino tende e proiettare all’inizio le parti positive;  spesso il primo da sinistra, può anche essere: il più grande, il più dinamico e movimentato, quello di profilo, quello ripetuto, quello centrale, quello più rifinito, curato o ricco di particolari, il più completo o evoluto, quello guardato dagli  altri, il più somigliante al reale, il  più  colorato, il  più valorizzato dai commenti.

Il personaggio svalorizzato è il più indifferente al bambino o quello verso cui manifesta  maggior ostilità, risentimento ed è o quello eliminato o dimenticato (massima valorizzazione: l’autore si augura consciamente o inconsciamente che non faccia parte della famiglia), oppure quello disegnato per ultimo o a destra del foglio o sul bordo, o ancora: quello disegnato col tratto più lieve o meno colorato, o  più piccolo, o in disparte, o disegnato peggio, o ancora senza il nome, o con giudizio negativo, o senza una parte del corpo (per Porot senza braccia può significare che è manesco), se è il bambino stesso è anche indice di valorizzazione di sé, di  scarsa autostima, così come succede per il contenuto del disegno.

Se un personaggio è disegnato e cancellato può significare desiderio di accettarlo ma prevalenza della tendenza ad aggredirlo o annullarlo, può esistere  un’ ambivalenza affettiva che è più conflittuale della dimenticanza.

A volte le difese nette in atto da chi disegna non permettono proiezioni sufficienti per trarre utili indicazioni. In tal caso si può proporre un gioco:  “immaginiamo che tu sia un mago (o una fata) e la matita sia una bacchetta magica con cui puoi trasformare ogni familiare in un’altra cosa e disegna la tua famiglia così  trasformata”. E poi chiedere il perché.

Alla fine occorre sempre chiedere la spiegazione al bambino del perché di un tal disegno, delle sue fattezze, della sua posizione e dei colori utilizzati e cosa egli associa tutte queste cose.

Non sapendo ancora scrivere il disegno rimane per il bambino lo strumento principale se non l’unico per interpretare la sua mente ed il suo stato d’animo, questo non significa che non abbia la stessa funzionalità anche sugli adolescenti e gli adulti, sopratutto quelli restii ad esprimersi a parole o con uno scritto.


[1] Immagine tratta dal sito: http://www.arigrafcatania.it/content/i-test-carta-e-matita-disegna-una-famiglia.

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