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W la famiglia e beato chi ce l’ha.

Male couple sitting on riverbank with two daughters

Un bambino ha bisogno di amore, e l’amore non ha né sesso né istituzione.

Per una piccola creatura, per un ragazzino o per un giovane la famiglia sono la fonte dell’affetto, del supporto, del sostegno e dell’affidabilità, della sicurezza (non quella economica) e dei valori che servono per la vita, per diventare veramente una persona adulta e indipendente.

Tutto questo non ha nulla a che vedere col sesso né l’istituzione.

Per un bambino avere dei genitori o anche un genitore accanto, che lo ami, lo cresca e lo accudisca, che gli insegni i valori e i principi con cui dovrà valutare ogni cosa da grande è la cosa fondamentale.

La possibilità di sentirsi amato e voluto e di poter crescere serenamente è impagabile e non è una condizione che si può acquistare sul mercatino delle offerte.

Essere un buon genitore non ha nulla a che vedere col genere d’appartenenza, e di sicuro non è di alcun rilievo il fatto che la famiglia si sia formata per la scelta di pura condivisione o perché c’è stato un vincolo siglato in Comune o in Chiesa.

Essere una famiglia non ha nulla a che vedere con la forma costituzionale, civile o morale.

La famiglia è fatta di emozioni, di condivisione, di crescita, di unione.

Che i genitori siano etero e sposati non è una garanzia che siano dei buoni genitori o delle brave persone (che poi è lo stesso), anzi basta guardarsi intorno per vedere vergognosi esempi di come le famiglie classiche, cristiane ed ossequiose (quando è comodo e di convenienza), siano incapaci di creare un rapporto famigliare degno di tale nome.

I tanti figli che crescono con problemi esistenziali per le problematicità della perfetta famiglia di origine potrebbero essere lo spunto per coloro che di tale idea ne fanno pura propaganda perché possano dignitosamente fare un passo indietro e considerare, veramente, il vero bene ed interesse del bambino, che sta solo nel ricevere amore, vero amore, educazione e valori, non nelle scelte politiche di convenienza.

Io vedo le persone, non il vincolo contrattuale che hanno scelto, vedo dei buoni genitori, che non hanno bisogno del pedigree per riuscire bene nel ruolo e vedo tante assurdità dette unicamente per fini politici.

Impariamo a fare le scelte col cuore, non con la convenienza di un gruppo politico fomentato dalla onnipresente Chiesa che impera ancora oggi come ai tempi della Santa Inquisizione, che tanto santa poi non era.

Impariamo a vedere le necessità dei bambini, non solo di coloro che sono figli ma anche di coloro che hanno bisogno di diventarlo, perché avere un genitore alla soglia del 2016 è ancora un lusso che non tutti si possono permettere.

Ritengo veramente ridicolo ridurre l’importanza della famiglia ad una mera firma siglata in un luogo formale.

Ritengo ancora più ridicolo che si pretenda di poter classificare come famiglia quella che ha determinati requisiti, mentre la realtà di tutti i giorni ci parla di situazioni che sono ben lontane dalle idealistiche illusioni.

I figli abbandonati a se stessi e privi di educazione sono i figli delle famiglie classiche.

I figli disagiati che saranno frustrati nella loro crescita sono figli delle famiglie classiche.

I figli viziati che non saranno mai uomini sono figli delle famiglie classiche.

Tiriamo le somme, la famiglia classica è un totale fallimento.

Non esiste più come istituzione perché da quando la donna si è liberata (ed in alcuni casi oggi ancora non lo è) dall’obbligo del matrimonio e la coppia si è formata grazie al solo affetto  indipendentemente dal vincolo cartaceo è emerso quello che veramente è una famiglia.

Cioè due persone che decidono di costruire un futuro insieme e una o due persone che decidono di prendersi cura di un piccolo essere che sarà vorace di attenzioni e di cure.

Tutto questo non ha nulla a che vedere col sesso dei partner e con il matrimonio celebrato formalmente.

Smettiamola di dire ipocritamente che le scelte in campo sessuale hanno un’influenza sul futuro della crescita anche morale del figlio, perché non c’è peggior danno di quello fatto dai bigotti.

Come esperto vi posso confermare che un bambino o una bambina hanno bisogno di un padre ed una madre con un loro ruolo definito, come esperto vi posso garantire che non è l’essere uomo o donna che fa il genitore, e come persona che ha la capacità di osservare e sentire vi posso assicurare che non è il genere o il vincolo a generare la capacità di essere un bravo genitore.

Mettere al mondo dei figli è per (quasi tutti) la cosa più semplice che si possa fare, basta un amplesso e la natura fa il resto, ma essere dei buoni genitori è una cosa che hai dentro, non ti viene sposandoti o generando, è una dote, una virtù una capacità di donare senza condizioni.

Da atea vi dico che se esistesse un Dio dovrebbe concedere più equamente la capacità di generare, non perché ne ha bisogno la Lorenzin, non perché ci sarebbero figli più desiderati e voluti, e magari non uccisi perché scomodi, ma perché l’impegno di essere un genitore non è una qualità che si compra al supermercato nel momento delle offerte.

E’ una scelta consapevole che ti condiziona la vita e deve essere una scelta di puro altruismo, chi si costruisce una famiglia e genera figli per puro egoismo e timore della solitudine non dovrebbe generare.

So che questa affermazione è pesante, mi dispiace per quelli che ne faranno un disappunto di disgustata contrarietà, però miei cari perbenisti prima di propinare morali vecchie ed obsolete imparate ad amare quelli che vi stanno accanto.

Dovremmo separare la biologia dalla capacità umane di essere generoso ed altruista tanto da dedicarsi alla crescita di un essere, dovremmo imparare che la genetica non fa la dote genitoriale.

Quando ascolto le tante propagande politiche sulle necessità di avere un contratto matrimoniale per generare mi chiedo se gli oratori si siano mai degnati di visitare orfanatrofi, case-famiglia, famiglie disadattate dove la necessità di trovare un luogo dove crescere è ancora un sogno più prossimo all’illusione che ancorato alla realtà.

Trovo poi allucinante che si piazzino delle campagne promozionali prima di proporre delle riforme costituzionali soltanto per illudere il cittadino, che non trova più il tempo per riflettere, che per avere delle brave famiglie occorre avere determinati criteri imposti dalla legge.

E quando mai l’amore di un genitore deve essere misurato da una legge.

E chi dovrebbe giudicare la capacità genitoriale? E come la vogliamo misurare? Col certificato penale o quello dell’anagrafe? Conta di più il conto in banca ed il reddito o le volte che uno va in Chiesa? Ma visto che ci siamo, perché non contare quante volte un buon cristiano si fa il segno della croce.

La famiglia moderna ha la necessità di adattarsi a delle esigenze che fanno parte della nostra epoca, e ben venga, dobbiamo vivere il nostro tempo non disconoscerlo, e l’uomo diventa civile ed evoluto quando impara il rispetto dell’altro non quando si impone.

Non adattarsi ai cambiamenti del nostro tempo significa arretrare, non evolversi, non crescere, e se noi riteniamo di essere un popolo civilizzato dobbiamo aprirci non alle novità ma a quello che ormai fa già parte della storia e del nostro passato.

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