Come attuare il potenziamento cognitivo della mente

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L’essere umano e la mente sono come una macchina, se ben usata dura di più, una buona manutenzione ne aumenta le prestazioni, ma come tutte le cose e gli esseri viventi è soggetta a logorio e a perdita delle funzionalità.

Ma nel caso della mente umana si può intervenire con esercizi e stili di vita che stimolano il cervello mantenendolo più giovane, abile e funzionale.

Con il termine potenziamento cognitivo si intende, quindi, la possibilità di aumentare le capacità di risoluzione, memorizzazione, decodifica e di problem solving eseguite dal cervello.

Occorre partire dal presupposto che ogni essere umano è un caso speciale, unico e particolare nel suo genere, quindi ognuno di noi avrà doti ed intensità delle stesse diverse ed il potenziamento potrà avvenire personalizzando ed adattando il processo di amplificazione al caso in esame.

Non è detto infatti che il medesimo esercizio dia a tutti gli stessi effetti, quindi ad una mancata risposta di un determinato procedimento con un risultato modico o insufficiente occorre cambiare metodologia, in modo da trovare quella che si confà a misura della persona a cui va applicata.

 

Il metodo Feuerstein

 

Come scritto nel mio articolo specifico,uno dei migliori metodi e più usati per potenziare la mente è quello inventato dal professor Feuerstein.

 il Metodo Feuerstein si basa sul concetto della “Modificabilità Cognitiva Strutturale” (M.C.S.): gli esseri umani sono modificabili, cioè sono soggetti ad essere significativamente modificati da un intervento affettivo ed educativo da parte di altri esseri umani, chiamati dallo stesso “mediatori”.

Secondo Feuerstein l’intelligenza non è innata, né tanto meno statica, ma è un bene che tutti hanno e che si può sviluppare in virtù della plasticità e della plasmabilità delle strutture del nostro cervello.

Durante tutta la vita, in base alle esperienze che vive, l’uomo presenta dei cambiamenti in risposta agli stimoli che continuamente lo raggiungono, modifica le sue prestazioni e tende ad adattarsi all’ambiente che lo circonda.

Ma tutto quello che egli apprende assume veramente un significato solo grazie all’intervento di altri esseri umani che si pongano come “mediatori”, organizzandogli e presentandogli gli stimoli in modo che generino in lui dei cambiamenti positivi sul piano cognitivo: si tratta della “Esperienza di Apprendimento Mediato” (E.A.M.).

Il link all’articolo per chi volesse approfondire l’argomento.

 

Altri metodi – I training cognitivi

 

Come già evidenziato nell’articolo su come potenziare le capacità cognitive degli anziani, dato il fatto che il cervello è plastico, cioè potenziabile nelle sue doti innate in modo da compensare quelle carenti o assenti, è possibile aumentare le capacità cognitive anche in età avanzata, tutto sta nel mettersi in gioco ed aumentare la voglia di vivere, di imparare, di studiare, conoscere e, perché no, ampliare le buone e positive relazioni sociali, che siano stimolanti e che agiscano sul benessere nel suo complesso.

Nell’ambito del potenziamento cognitivo, i training cognitivi sono degli esercizi mirati e specificatamente adattati alla persona, basati su teorie neuropsicologiche e cognitive per il funzionamento del cervello, per il potenziamento delle funzioni cognitive come la memoria, il ragionamento, la velocità di elaborazione delle informazioni e l’attenzione.

Numerosi studi hanno evidenziato come, durante il potenziamento cognitivo, ogni esercizio del training sia mirato ad ottenere benefici che possano essere utilizzati non solo per recuperare determinate funzionalità perse a causa dell’invecchiamento, di una o di un evento sinistro, ma sono generalizzati nel miglioramento della vita in sé, vista nel quotidiano come su larga scala, (così precisato nel manuale Cavanaugh & Blanchard_Fields 2010).

I training devono adattarsi alla vita quotidiana del soggetto a cui sono imposti per non variare troppo le sue abitudini, per renderli più facili e perché vengano accettati e portati avanti con maggiore interesse, senza paura di introdurre un nuovo sistema di vita.

Nella loro specificità ogni esercizio permette di apportare nella vita del soggetto anche degli aspetti innovativi, poiché i compiti conosciuti e ripetitivi utilizzano sempre le stesse connessioni, mentre la presentazione di compiti nuovi e più complessi, al contrario, promuove lo sviluppo di nuove connessione tra i neuroni.

Lo studio di McNab e collaboratori, svolto nel 1999 al Karolinska Instituted di Stoccolma, ha dimostrato che un training cognitivo sulla memoria di lavoro sia in grado di produrre un aumento dei recettori cerebrali per la dopamina.

La dopamina è un neurotrasmettitore endogeno rilasciato dall’ipotalamo e nell’articolo che spiega come aumentare le capacità cognitive nell’anziano si è vista l’importanza di agire su tale organo del cervello per aumentare la sua funzionalità ottenendo dei benefici sia per il cervello, la capacità di memoria e di risposta cognitiva, sia nella vita in generale.

I ricercatori di tale hanno dimostrato come la biochimica, non solo sia alla base dell’attività mentale, ma anche come l’attività mentale e i processi di pensiero siano in grado di modificarla.

La dopamina è un neurotrasmettitore molto importante e la disfunzione del sistema dopaminergico può danneggiare la memoria di lavoro e conseguentemente le funzioni ad essa collegate coma la capacità di ragionamento e il problem solving.

Lo studio è stato eseguito grazie alla PET (Tomografia a emissione di positroni) che ha permesso di monitorare come un training cognitivo sia in grado di produrre nel cervello un cambiamento nel numero di recettori per la dopamina.

 

Uno studio tutto italiano

 

Una ricerca recente ha documentato la possibilità di recuperare alcune funzioni cognitive anche in età avanzata, seguendo dei programmi di corretto stile di vita sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista cognitivo.

Lo studio “My Mind: gli effetti del training cognitivo per gli anziani” [1] è stato finanziato nel 2012 dal Ministero della Salute e cofinanziato dalla Regione Marche ed è stato coordinato dall’Unità operativa di geriatria dell’Irccs Inraca Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico per anziani di Fermo. I risultati di questo studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Rejuvenation Reserach.

Per un periodo di tre anni, trecento persone che avevano sessantacinque anni ed oltre, sono state coinvolte in questo progetto di ricerca che si proponeva di verificare scientificamente l’effetto di un programma di training cognitivo e il mantenimento e il recupero delle abilità intellettive e di memoria.

Il campione di persone sottoposte ad esame comprendeva tre differenti tipologie di utenti:

  • 100 persone over sessantacinque prive di deterioramento cognitivo
  • 100 soggetti affetti da MCI, Mild Cognitive Impairment
  • 100 malati di Alzheimer

All’interno di ogni gruppo cinquanta persone hanno eseguito il training cognitivo, mentre le altre cinquanta, che hanno costituito il gruppo di controllo (che solitamente riceve un placebo o degli esercizi non mirati) che riceveva periodicamente alcuni semplici consigli per migliorare la memoria.

Il programma comprendeva l’apprendimento di tecniche mnemoniche, esercizi di concentrazione, di orientamento e di categorizzazione.

Sono state inoltre introdotte strategie per ricordare eventi e appuntamenti, per utilizzare la scrittura in modo da memorizzare più facilmente e l’utilizzo di brevi racconti per aiutare a fissare i ricordi e migliorare il linguaggio.

Sono stati introdotti nel programma anche dei passatempi come ad esempio le parole crociate, le carte e il sudoku.

Ogni partecipante è stato infine istruito su come proseguire gli esercizi a casa, coinvolgendo anche i famigliari in modo tale che ne potessero verificare la loro resa.

La rilevazione dei risultati è stata eseguita in tre tempi. Una prima rilevazione è stata compiuta al termine della partecipazione al programma di potenziamento cognitivo, una seconda trascorsi sei mesi dal termine e una terza dopo due anni.

Al termine di questo studio circa il 70% dei pazienti con Alzheimer ha avuto un significativo miglioramento documentabile attraverso i risultati nella batteria Adas- Alzheimer’s disease assessment scale, che valuta la gravità della malattia.

Per quanto riguarda i soggetti con MCI si è osservato un miglioramento, in circa il 50% dei casi, relativamente alla fiducia nella propria memoria. Questo stesso miglioramento è stato evidenziato anche nell’81% di soggetti sani.

Tutto questo porta a ricordare che una mente allenata a pensare, apprendere, a socializzare ed avere una vita sana, serena e piena di stimoli positivi porta a ritardare fortemente non solo l’invecchiamento fisico ma soprattutto quello mentale.


[1] Lo studio è tratto dal sito: http://www.stateofmind.it/2017/06/potenziamento-cognitivo-invecchiamento/

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