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La nuova scuola grafologica che io perseguo, moderna, fatta di studio, ricerca ed approfondimento, e che è diretta a modernizzare i criteri ormai vecchi ed obsoleti usate dalle diverse scuole individua anche un particolare riccio che possiamo definire del sostegno.

Viene chiamato Riccio del Sostegno in quanto la sua funzione grammaticale esula dalle forme imposte scolasticamente per la raffigurazione delle lettere, e come in tutti i casi in cui si evidenziano dei ricci, anche nell’ipotesi del riccio del sostegno si tratta di un’aggiunta, un gesto grafico improprio, un tratto che si aggiunge e precede la realizzazione sia di vocali che di consonanti.

Ad onor del vero nella scuola primaria tale segmento aggiuntivo viene indicato, ed in alcune scuole italiane è ancora insegnato, però la sua realizzazione si perde nella scuola secondaria, infatti è un gesto che viene disimparato già durante il percorso scolastico.

Ma alcune persone o non lo perdono del tutto o lo riprendono in età più matura per il bisogno di sostegno, supporto, base, appoggio che esso rappresenta.

Tale segno consiste in un breve tratto di appoggio che dal rigo di base va risalente ad avviare la lettera iniziale di parola, o all’interno di essa nelle scritture in cui si verifica una separazione tra le lettere come ad esempio nella Staccata, soprattutto nella formazione delle lettere come la “a, o, c, d, g, q, t”.

Si distingue dal riccio del materialismo, che anche lui è costituito, se iniziale di parola, in un tratto che dal basso si aggancia alla lettera, perché questo scende e spesso anche per un tratto molto lungo, al di sotto del rigo, la sua particolarità è infatti quella di entrare nella sfera degli istinti primitivi e basici, mentre quello del sostegno non scende mai al di sotto del rigo ma si aggancia ad esso sino a raggiungere la lettera a cui è destinato.

Infatti se prendesse avvio da sotto il rigo indubbiamente richiamerebbe quel senso e bisogno di materialità che è insito nel significato psicologico del segno chiamato riccio del materialismo o della materialità.

Invece il riccio del sostegno parte dal rigo e si appoggia alla lettera proprio come se la stesse sostenendo, col dare l’apparenza che quasi la lettera potrebbe ribaltarsi se non vi fosse tale segmento di appoggio.

Inoltre il riccio si discosta dal riccio del soggettivismo perché quest’ultimo è un prolungamento a finale di parola, quindi a destra della stessa, mentre quello del sostegno anticipa la parola e si trova a sinistra, inoltre il soggettivismo mira a rimarcare l’esistenza e lo spazio della persona che pretende per sé e pretende il riconoscimento di questo spazio  anche da parte degli altri.

Mentre quello del sostegno puramente rivolto al bisogno interiore dello scrivente di avere un aiuto, un supporto dalla base che è spesso rappresentata dalla persona di riferimento che costituisce stabilità e sicurezza, o le cose e le condizioni che garantiscono tale situazione si sicurezza emotiva.

Di seguito alcuni esempi di tale sostegno o gambetta che si è soliti riscontrare in grafie che nella maggior parte dei casi sono grafie lente, eseguite seguendo lo schema scolastico, dritte ed abbastanza impostate.

                                          

                                                           

 

 

Di seguito un paio di esempi di scrittura che riportano i ricci del sostegno.

 

 

 

Come si può notare le due scritture precedenti che contengono una quantità rilevante del riccio del sostegno, sono scritture lente, eccessivamente riflessive, scolastiche nella loro struttura come se la persona temesse di evolversi, di maturare, di crescere e di imparare a camminare con le proprie gambe da sola.

Ed è questo che lo scrivente non riesce a fare, agire da solo, pensare che le sue idee siano esatte e giuste senza la conferma di altri che hanno carisma e che ritiene più competenti.

Essa non ha raggiunto una piena indipendenza ed autonomia emotiva e psichica e quindi ha bisogno costantemente del supporto della conferma di coloro sui quali si appoggia.

 

Ma da dove deriva il bisogno degli altri?

 

I primi anni di vita sono decisivi per poter soddisfare nel soggetto in bisogno affettivo, di cure, di considerazione e di supporto che generalmente i genitori eseguono egregiamente, vi sono dei casi però in cui questi bisogni primari ed essenziali vengono a mancare.

In tal caso si crea nell’individuo un vuoto, una carenza affettiva che cercherà di compensare come meglio può ed in base alle sue capacità e condizioni psicofisiche ed emotive.

Se da piccoli non riceviamo le cure e l’affetto necessario, quest’esperienza di abbandono con il passare degli anni potrebbe farci diventare dei veri e propri  “mendicanti di affetto” e ci ritroveremo a chiedere agli altri qualcosa che non sappiamo ritrovare e ricercare da soli.

Primo fra tutti l’appoggio ed il sostegno che sono alla base del riccio qui analizzato perché rappresentano da adulti comunque delle richieste affettive e delle conferme di sicurezza ed affidabilità.

Sicuramente l’adulto non può vantare le stesse premure che gli sono mancati da piccoli, le trasforma in altrettante premure adatte ad un essere grande ma sempre carenza affettive si tratta, che non hanno reso il soggetto capace di essere completamente autonomo ed indipendente.

Tutti noi abbiamo una dipendenza affettiva, a diversi livelli, solo che quando questa dipendenza rientra nel carattere della normalità dell’essere socievole e bisogno del contatto umano, esigenza adeguata, questo spinge il soggetto ad aumentare la sua rete di contatti e conoscenze, aumentando la sua socievolezza e la sua capacità di stare con gli altri ma anche di donare agli altri.

Diversamente chi ha patito una carenza affettiva sarà incapace di donare, anzi avrà il bisogno costante ed ossessivo della presenza e della dedizione da parte di chi gli sta vicino.

Le scritture sopra riportate denotano tale incapacità nella prima palesata da una scrittura Rovesciata in grado molto forte con una dipendenza dalla famiglia che impedisce al soggetto di prendere quelle decisioni e di fare quelle scelte che ogni adulto è in grado di fare.

Nella seconda non si conosce l’età dello scrivente ma la scrittura destrutturata collima con la condizione di disagio personale percepito a tutti i livelli, rasente la patologia.

La differenza tra una dipendenza patologica e un bisogno sano di avere delle relazioni sociali sta nel fatto che il primo atteggiamento consuma e logora le relazioni, mentre il secondo le nutre e le fortifica.

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