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La dissonanza cognitiva è un concetto della psicologia sociale introdotto inizialmente da Leon Festinger nel 1957, e ripreso successivamente in ambito clinico da Milton Erickson e riguarda un atteggiamento molto usuale tra noi umani che spesso mettiamo in atto inconsapevolmente o non volendocene rendere conto per comodità, convenienza o perché si tratta di situazioni di cui non riusciamo a fare a meno.

Tale teoria è basata sull’assunto che un individuo mira normalmente alla coerenza con se stesso, o per lo meno ci prova e ci riesce in quasi tutte le cose che fa, vi sono però delle situazioni in cui il soggetto stesso cade in contraddizione con quello che asserisce.

Quando i pensieri, le emozioni o il comportamento entrano in conflitto tra loro l’individuo prova disagio e tende a eliminare quelli in contraddizione inventandosi delle scuse, delle teorie, degli assunti che ritiene veritieri ma che in realtà sono il frutto della sua capacità creativa per non ammettere di essersi sbagliato e contraddetto.

Un individuo che possiede idee o comportamenti tra loro sempre coerenti si trova in una situazione emotiva soddisfacente e lineare che viene definita  consonanza cognitiva.

Diversamente per coloro che non sono in grado di mantenere un grado di coerenza in quello che fanno danno origine ad una condizione psicologica di dissonanza cognitiva, cioè mosciamente od inconsciamente (rifiutando di valutare scientemente la situazione) rifiutano l’incoerenza delle loro parole rispetto alle loro azioni inventando delle scusanti per superare l’imbarazzo, il senso di colpa e la vergogna di aver dimostrato di non riuscire a mettere in atto ciò che predicano.

Esempi di tale dissonanza possono essere la dissonanza per incoerenza logica, se l’incoerenza trova la base nelle logicità di ciò che asseriscono, la dissonanza con le tendenze del comportamento passato, mentendo quindi sul reale accadimento di fatti o di loro dichiarazioni, la dissonanza relativa all’ambiente con cui l’individuo si trova ad interagire (chiamata anche dissonanza per costumi culturali) supportata da motivazioni di puro opportunismo.

Secondo Festinger: “modificando il comportamento di una persona, i suoi pensieri cambieranno per minimizzare la dissonanza“.

La dissonanza cognitiva può essere ridotta in tre modi diversi:

1) cambiando l’ambiente in cui vive l’individuo
2) modificando il comportamento
3) modificando il proprio mondo cognitivo

In altri termini, in presenza di input esterni condizionanti l’individuo avrà come unica possibilità di uscita da tale atteggiamento quello di cambiare ambiente, cambiare comportamento o cambiare addirittura se stesso e le proprie convinzioni.

Un fenomeno divenuto particolarmente evidente nelle società isolate come piccoli paesi ma anche nella normale vita di ufficio in azienda, una variazione coatta dell’ambiente implica pertanto nel lungo periodo anche un cambiamento dell’individuo.

Facciamo un esempio.

Un uomo può disprezzare l’assenteismo sul lavoro ma essere tentato dall’uscire prima dell’orario di chiusura se rimasto solo in ufficio.

In questa situazione di disagio l’uomo tenderà a modificare il suo atteggiamento, smettendo di disprezzare l’assenteismo degli altri in modo palese, oppure tenderà a modificare il suo comportamento restando in ufficio comunque fino all’orario di uscita.

In caso contrario, cioè se nessun altro lavoratore fosse un assenteista anche solo per pochi minuti, subirà uno stato di disagio psichico tanto più aggravato quanto più la dissonanza è riconosciuta anche dagli altri individui dello stesso ambiente.

Dunque in psicologia la dissonanza cognitiva è definita come la tensione o il disagio che proviamo quando abbiamo due idee opposte e incompatibili o quando le nostre credenze non corrispondono a quello che facciamo

 

Come reagiamo in caso di dissonanza

 

Quando proviamo tensione o disagio di fronte all’esistenza di due idee incompatibili, cerchiamo di eliminare o di evitare la situazione scomoda e le informazioni che possono alimentarla, cerchiamo, quindi, di ridurre la dissonanza.

Per fare questo, ci sono diversi modi, come cambiare comportamento o atteggiamento, cambiare l’ambiente o aggiungere nuove informazioni e conoscenze, così facendo scopriremo però che tutti siamo caduti nella dissonanza cognitiva.

Facciamo alcuni esempi pratici.

Nonostante asseriate di essere dei costanti frequentatori della palestra a volte non ci andate per mancanza di volontà, la motivazione di turno è spesso soltanto una scusa per farvi sentire meno in colpa col vostro impegno dichiarato costante.

State seguendo una dieta ferrea che asserite di seguire senza cadere in tentazione eppure vi capita a volte di mangiarvi un pezzo di cioccolata.

In tal caso cosa succede? Che per non sentirvi in colpa la vostra mente inventa delle scusanti, quindi aggiungete nuove credenze, cambiando quelle che già avete o togliendo loro importanza per eliminare l’incoerenza.

E le vostre giustificazioni saranno: “Se uno va in palestra, si nota dopo un po’ di tempo, non succede nulla se non sono andato una volta”, “Per una volta, non cambia niente”, “Andrò la settimana prossima”, oppure “un pezzo di cioccolata non può far male, se anche sgarro una volta non inciderà sul peso”, ecc…

Alternativa che vi si pone davanti è quella che potete cambiare le vostre credenze in molti modi, mantenendo il vostro obiettivo finale, ovvero quello di dare valore all’opzione scelta rispetto all’alternativa scartata.

Dunque la dissonanza cognitiva spiega la tendenza all’auto-giustificazione.

L’ansia e la tensione legate alla possibilità di aver preso una decisione sbagliata o di aver fatto qualcosa nel modo scorretto possono portarci ad inventare nuovi motivi o giustificazioni per appoggiare la nostra decisione o azione.

Allo stesso tempo non sopportiamo due pensieri contraddittori o incompatibili, quindi giustifichiamo la contraddizione anche con nuove idee assurde.

Bisogna sottolineare che la dissonanza cognitiva si verifica quando abbiamo libertà di scelta per quanto riguarda il modo di agire.

 

L’effetto della dissonanza sul nostro benessere

 

All’inizio vi può essere un effetto temporaneo di benessere e di soddisfazione, perché in fondo è un meccanismo reattivo che inneschiamo per non sentirci in colpa e continuare a stare bene con la nostra coscienza.

L’importante è essere consapevoli che lo si sta utilizzando per non cadere nell’autoinganno, cioè una condizione negativa che ci porterebbe a non comprendere la realtà e distinguerla veramente da ciò che si verifica inevitabilmente da ciò che dipende dalla nostra volontà.

Ad esempio, nel caso di una rottura con il partner o di un amore non corrisposto, ci giustifichiamo dicendo “Sapevo che non avrebbe funzionato”, “Non ne valeva la pena”, “Non era come pensavo”, quando dentro di noi proviamo dolore ed è difficile ammetterlo.

Questo meccanismo si osserva anche nelle persone con poca autostima, sono infatti persone che non si amano molto e mentono a se stesse per nascondere quelle che considerano debolezze, creando così delle corazze e maschere che non fanno trasparire quello che provano davvero.

Succede che però gli altri trattano tali persone per come essi o esse si pongono nei loro confronti, in base cioè alla maschera che hanno deciso di indossare ed alla sicurezza o menefreghismo che hanno deciso si attuare, gli altri ovviamente non potranno che notare tali atteggiamenti giudicandoci realmente come disinteressati o non penalizzati o sofferenti dalla perdita.

Di conseguenza, le persone dentro di loro si sentiranno invece incomprese perché la realtà delle loro emozioni e dei loro sentimenti è diversa ed essi stanno realmente soffrendo e magari avrebbero bisogno di un po’ di conforto, ciò che non avranno non per menefreghismo da parte degli altri ma perché gli altri noteranno soltanto la forza ed il disinteresse quindi riterranno la persona non bisognosa di un sostegno.

Per questo è molto importante comprendere se veramente, per quello che ci è accaduto, stiamo utilizzando il meccanismo della dissonanza cognitiva, per non arrivare all’autoinganno, alle critiche e alle bugie, ma attenzione a valutarne anche le conseguenze di tale comportamento e capire quali sono realmente le nostre aspettative dal comportamento degli altri.

La dissonanza cognitiva provoca una inversione di rotta che determina una sorta di tensione, simile a quella che si prova in situazioni stressanti, e emozioni negative, in tali casi è meglio affrontare la realtà ed ammettere le nostre emozioni e se non ci riusciamo da soli è consigliabile chiedere un aiuto per uscire da un’impasse che potrebbe portare solo dei svantaggi.

Chiedere aiuto in caso di bisogno o necessità non è una debolezza ma il segno di forza e di voler dominare le nostre reazioni primordiali che sono spesso protettive ma che alla fine non conducono ad una reale condizione di benessere.

L’intensità del disagio provato sarà direttamente proporzionale all’importanza data alla cosa e al numero degli elementi che si trovano in contraddizione.

 

I consigli dei teorici

 

La ricerca psicologica si è dedicata soprattutto agli effetti o alle conseguenze di questa condizione.

Festinger (1957) noto studioso della dissonanza cognitiva ha individuato tre modalità per ridurre l’incongruità psicologica:

  1. cambiare un pensiero per renderlo più coerente con l’altro: se una persona spende troppo denaro e pensa allo stesso tempo di doverne accumulare, dovrebbe cambiare uno dei due comportamento o in un senso o nell’altro.
  2. aumentare le evidenze a favore del comportamento incoerente: di fronte all’evidenza che il bere troppo fa male, chi approfitta di questo comportamento tenderà a difenderlo anche facendo uso di massime, come: ‘il vino fa buon sangue‘.
  3. diminuire la dissonanza: fare in modo che le posizioni assunte siano meno discordanti; una persona che ha il colesterolo molto alto dovrebbe non ingerire cibi grassi, ma questa cosa diventerebbe insopportabile al punto da pensare che è meglio una vita felice che una piena di sacrifici e rinunce.

Inoltre, Festinger, ha evidenziato i processi per uscire della dissonanza cognitiva:

  • Situazione 1, compiacenza indotta o forzata: Se un comportamento porta a conseguenze negative allora il cambiamento di questo comportamento avviene liberamente.
  • Situazione 2, giustificazione dello sforzo: Più un cambiamento costa in termini emotivi, minore è la probabilità di metterlo in dubbio e quindi di cambiare.
  • Situazione 3, giustificazione insufficiente: I soggetti gravemente minacciati ridurranno la loro volontà in misura minore rispetto a coloro che ricevono solo una leggera ammonizione.
  • Situazione 4, dissonanza post-decisionale: giungere a conclusioni contrastanti tra loro, lo scopo è favorire la decisione presa.
  • Situazione 5, dissonanza derivata dalla disconferma di una credenza importante: si tende a rinforzare le decisioni prese e disconfermarle se è necessario. Questo però si verifica solo a certe condizioni:
    • a) se la credenza originaria è molto forte,
    • b) se ci si espone pubblicamente,
    • c) se si ha la disconferma di un evento
    • d) se non vi è un sostegno sociale a favore del cambiamento.

La dissonanza cognitiva è molto utilizzata per studiare le modalità secondo cui avviene un cambiamento di opinione o di atteggiamento.

L’ipotesi di partenza è: cambiando i pensieri, cambiano le opinioni? o creando un dubbio sulla valutazione, la situazione di incongruità si risolverà verso uno dei due atteggiamenti che ne derivano?

Chiaramente, la risposta è sì, perché cambiando gli assunti le conseguenze si modificano, ma non sempre. L’esito dipende in ogni caso dal comportamento messo in atto che non per forza corrisponde all’estinzione del comportamento stesso.

Per esempio, una dissonanza sul non fumare può risolversi in diversi modi:

  1. Non fumo perché mi provocherà il cancro;
  2. Continuo a fumare, non esiste una relazione di causa e effetto tra fumo e cancro;
  3. Fumo la pipa perché è meno pericoloso.

Per concludere, la dissonanza cognitiva pare sia efficace nel cambiamento di un atteggiamento quando:

  • la persona compie un atto non contrario al proprio atteggiamento;
  • un’azione indotta da una ricompensa o punizione è percepita come una libera scelta;
  • il riconoscimento sociale ottenuto dal cambiamento di atteggiamento porta a esiti positivi;
  • diminuendo le informazioni incoerenti, gli assunti appaiono molto in dissonanza cognitiva e quindi modificabili;
  • il cambiamento investe la componente cognitiva, emotiva e relazionale;
  • il cambiamento ottenuto produce progressivi successi

Il mio consiglio è sempre quello di cercare di migliorare se stessi per stare meglio da solo e con gli altri, se questo passaggio, procedimento, cambiamento è difficile perché da soli non vi sentite abbastanza motivati, non vi sentite abbastanza forti da superare ogni resistenza o tentazione, non vi sentite abbastanza sicuri del risultato allora è meglio chiedere un consiglio ed un supporto ad un Counselor che sarà sicuramente spronarvi nella maniera giusta ma soprattutto vi permetterà di raggiungere realmente in breve tempo la meta, il  benessere interiore e l’obiettivo che vi eravate prefissati.

Da soli si può far tanto, in due si fa tutto meglio.

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