Essere lasciati per un partner dello stesso sesso
01/03/2019
Il narcisista perverso
20/03/2019

Il bisogno di compiacere gli altri viene acquisito sin dall’infanzia, ed anche prima, quando il bambino ha la necessità di sentirsi amato, accolto e desiderato solo se rispecchia determinate caratteristiche: è ubbidiente, è ordinato, riordina la stanza, è bravo a scuola, fa sempre i compiti, è il più bravo a calcio, non fuma, non beve, torna presto la sera, ha pochi amici tutti studiosi, etc …

Oltre ad indurre la competizione tra coetanei che nei bambini non esiste, ma è solo il riflesso della competizione dei genitori, nell’imporre tali forme comportamentali spesso i genitori dimenticano che c’è un limite tra l’educazione istruttiva che accresce la personalità del piccolo e le imposizioni che appagano soltanto i grandi, li gratificano all’interno della società e li fanno sentire dei bravi genitori.

Il bravo genitore è quello che ama il figlio per quello che è non quello che gli impone di mutare carattere o modo di essere per compiacere la società e il gruppo di appartenenza, la famiglia ed il clan parenterale.

Il bravo genitore è quello che educa per insegnare dei valori, dei principi veri, non delle regole sociali che garantiscano prestigio alla famiglia attraverso i figli, che in tal modo crescono pensando che quello sia l’unico modo di ricevere amore dai genitori, semmai lo ricevono veramente, perché genitori simili sono più interessati al loro modo di apparire in pubblico, ai giudizi degli altri più che di quello di cui ha bisogno veramente un bambino.

Così fin da piccoli, questi esseri ancora plasmabili, crescono con la convinzione che per essere bravi, ben giudicati ed amati e considerati dal prossimo devono rispettare determinati modi di essere, determinati comportamenti, vestire in un certo modo e seguire le prescrizioni della famiglia senza osteggiarla.

Piccoli soldatini crescono … si potrebbe dire, peccato che da adulti questi soldatini, che avranno più maturità e consapevolezza del loro vissuto e dei loro desideri, si renderanno conto di aver passato una vita a far contenti gli altri senza pensare a se stessi e a ciò che veramente volevano essere ed in che modo volevano vivere.

Da grandi questi soldatini cresciuti saranno eternamente scontenti della loro vita imposta ma anche accettata, quindi con forti sensi di colpa per essersi adeguati senza mai ribellarsi, ed infelici per aver rinunciato alla vita che realmente desideravano.

I bambini, i ragazzi e gli adulti compiacenti sono persone dominate dalla paura di sbagliare, di non essere perfettamente adatti al loro ambiente sociale, familiare e lavorativo, sempre in tensione ed ansia alla ricerca della perfezione da mostrare in ogni occasione, e sempre assillati dall’idea di scontentare qualcuno.

Cosa che avverrà sicuramente non solo per il fatto che non si può accontentare il criterio della generalità delle persone, ma perché gli altri, vista la sudditanza e l’influenza dell’opinione del prossimo, si permetteranno di giudicare e criticare continuamente, plasmando la persona plasmabile a loro piacimento.

Così tali giovani usciti da una famiglia che ha imposto loro uno stile di vita e di pensiero entreranno a far parte di una coppia e di un’altra famiglia che si imporrà nello stesso modo.

Essere se stessi, essere padroni della propria vita, essere resilienti, e non subire alcun complesso d’inferiorità o di incapacità, essere quello che veramente si è comporta una forte personalità combattiva e molto coraggio, predisposizioni che non tutti hanno soprattutto quando sono stati plasmati fin da piccoli ed hanno subito una manipolazione mentale sul loro modo di essere correlata da forti sensi di colpa e di frustrazione se non seguivano pedissequamente queste regole.

 

 

La paura dell’abbandono e della critica

 

 

Il bambino che da piccolo diventa “bravo come i genitori desiderano” lo fa solo per compiacerli e per essere ripagato con amore e considerazione, cose che il genitore non pretenzioso dovrebbe elargire gratuitamente e senza condizioni imposte, accettando il figlio con tutti i suoi pregi e difetti senza pretendere che diventi un campione per cui vantarsi e compiacersi.

Dunque, compiacere i genitori, i familiari, e poi gli insegnanti, gli amici, per poi finire coi colleghi ed i datori di lavoro diventa per tutti il modo di trarne dei vantaggi, derivante dall’osservare determinate regole comportamentali, adattarsi perfettamente alle richieste dell’ambiente, non uscire dai ranghi, insomma essere perfettamente ubbidiente ad una forma di imposizione superiore e che condiziona la vita.

Chi si adatta ottiene il favore del gruppo, il riconoscimento dell’appartenenza e l’accoglimento, che si oppone diventa un diverso, un disadattato, uno da emarginare.

In realtà soltanto nel secondo caso siamo davanti ad una persona di grande intelligenza, con un grande carattere e capacità di valutazione incondizionata ed incredibilmente coraggioso ed audace.

Il premio andrebbe al secondo, non al primo, ma se così fosse regnerebbe il caos e le persone sarebbero poco gestibili, meglio renderle più mansuete, più plasmabili in modo tale da creare un branco uniforme a cui è più facile imporre delle scelte di vita.

Queste modalità di condizionamento mentale le troviamo nella pubblicità di cui siamo succubi senza rendercene conto.

Ma le troviamo anche nelle regole familiari, nelle regole della scuola, del posto del lavoro, in tutti gli ambienti in cui condividiamo degli spazi con altre persone.

Ma perché l’uomo si adatta e si presta così facilmente? Perché è un essere sociale,ha bisogno degli altri e della loro approvazione, ha bisogno di sentirli vicini, amici, sentirsi parte accettata dal gruppo, in quello stesso gruppo in cui egli ritrova sicurezza, serenità, benessere e affidabilità.

Quindi ciò che spinge l’uomo ad adattarsi così facilmente è la paura dell’abbandono, dell’isolamento, della negazione, del rifiuto degli altri, della critica, dell’essere additato come diverso ed inadeguato, e la paura di perdere tutti quei vantaggi che il compiacimento e l’adeguamento gli garantiscono.

 

Per alcuni è una strategia fallimentare

 

Per molti tale stile di vita è una comodità una garanzia che ricercano, di cui hanno bisogno e che accettano volentieri, l’adattamento ed il compiacimento sono quindi delle risposte positive a ciò di cui essi hanno necessità per vivere serenamente: cioè il riconoscimento e l’approvazione altrui.

Per alcuni è un’imposizione, una forzatura, un obbligo mal percepito e per cui reagiscono negativamente opponendo dei comportamenti contrari e che vanno in contrasto con le prescrizioni.

Si corre il rischio però di creare il conformismo dell’anticonformismo che da le stesse sensazioni di imposizione e di obbligatorietà, perché anch’esso si basa sugli stessi criteri delle prime regole sociali.

Ed anche tale stile di vita alla fine può risultare stretto e percepito negativamente, quindi anche tale stile di vita, che non è altro che il rovescio della medaglia da cui gli anticonformisti cercano di scappare, diventa insopportabile, asfissiante, inadatto e spinge alla ribellione, alla ricerca di qualcosa di nuovo e di diverso, che dia un maggior senso di libertà e la possibilità di sentirsi veramente i comandanti della propria esistenza.

Si corre il rischio in tal caso di avere la sensazione di non essere mai nel posto giusto, nel non sentirsi mai del tutto realizzati e completi,e soprattutto appagati dal sistema di vita scelto.

Tali persone vivranno male ogni esperienza ed ogni sistema relazionale.

Ma la via stessa è fatta di scelte e compromessi.

Non esiste la felicità perfetta ed eterna, o la soddisfazione ottimale e completa, esiste invece il modo di sapersi adeguare a ciò che non si può cambiare, accettare l’inevitabile e cambiare ciò che invece può dipendere da noi, solo a queste condizioni si raggiunge una fase di felicità appagante.

Comprendere se stessi e le proprie esigenze e le necessità è il primo passo per avviare la strada della ricerca di uno stile di vita personale, sereno e soddisfacente, se non impariamo a capirci e a comprendere ciò che ci fa star bene, per noi stessi e non perché fa star bene gli altri, allora saremo veramente arrivati ad un punto della nostra esistenza in cui conosceremo la nostra strada e come percorrerla per essere veramente felici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *