Il capo e il leader agiscono e pensano diversamente

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Il capo e il leader agiscono e pensano diversamente

Dopo aver spiegato in un altro articolo la distinzione tra autorità ed autorevolezza, qui vorrei approfondire l’argomento sulla distinzione tra l’essere un capo ed essere un leader e come essi si differenziano nel modo di esercitare , con quali parole ed atteggiamento rivolto agli altri.

Per facilitare tale differenziazioni userò dei termini che esprimo pienamente le idee e le intenzioni di coloro che agiscono.

Il Capo “dirige” il Leader “istruisce”

Il capo dispone degli ordini e delle direttive che devono essere seguite dai sottoposti senza preoccuparsi se chi li esegue è concorde oppure dissente o ha delle idee diverse da prospettare.

Il capo comanda e dirige secondo il proprio metro e le personali intenzioni, chi collabora con lui non compartecipa alle decisioni ma si occupa di questioni tecniche o di speciali competenze per cui è stato chiesto un consiglio, un parere che non necessariamente deve essere seguito.

I collaboratori sono dei meri consiglieri e consulenti, il capo può decidere di tenere conto di tali osservazioni e con quali modalità che non vanno a modificare il suo potere gestionale.

Il leader non rimane su una posizione così distante come quella del capo, ma offre le proprie capacità per suggerire delle idee, delle modalità e dei progetti, da discutere e condividere con gli altri.

Egli lavora anche sul piano pratico insieme agli altri esponenti del gruppo perché è uno di loro, solo più dotato dell’arte di organizzare e gestire, mentre gli altri avranno diverse doti da offrire alla comunità a beneficio di tutti.

A differenza del capo il leader gode di una prospettiva più ampia derivante dal fatto di conoscere le situazioni da gestire direttamente, egli lavora con più consapevolezza e con una conoscenza più approfondita della sue risorse e del modo migliore per sfruttarle.

Il Capo “fa paura” il Leader “genera entusiasmo”

Il capo fa paura perché domina con la minaccia di far perdere il lavoro o la competenza o di limitare la carriera, questo sentimento di sudditanza crea un timore riverenziale che non porterà mai il sottoposto a dare il meglio di sé ma semplicemente a fare ciò che gli è stato detto.

La differenza tra questi due atteggiamenti è il risultato presente e futuro che nel secondo caso sarà non solo più alto ma sempre migliorativo ed accrescitivo in quanto la persona che si sente valorizzata ed apprezzata darà il meglio di sé e pretenderà il meglio dalla situazione in cui opera con vantaggio che il rendimento sarà crescente.

Il Capo dice “IO” il Leader “NOI”

È inutile negarlo, il capo ha bisogno del suo potere e del suo imperio per gratificare se stesso, un capo che ripete continuamente la parola “io” è una persona che ha in fondo una bassa stima di se stesso ma ciò non deve trapelare all’esterno in quanto diversamente esprimerebbe una debolezza ed una sensibilità che cerca di nascondere.

Il leader parla di “noi” perché è consapevole che i risultati si ottengono con la collaborazione e la compartecipazione di tutti, egli non si sente né superiore né diverso e non ha bisogno di ostentare, pur essendo consapevole delle sue qualità e capacità.

Inoltre coinvolgere attivamente gli altri significa dare importanza a tutti in egual modo, senza misurare l’effettiva capacità produttiva di ogni singolo elemento.

Il prodotto che crea e costruisce il gruppo sarà sempre più ampio e migliore della sommatoria dei prodotti fatti da ciascun elementi singolo perché l’unione non rende solo più forti ma potenzia le capacità di ognuno aumentando la resa di tutti.

Sentirsi parte di una squadra o di un team aiuta ad accrescere l’autostima e l’autoconsapevolezza con effetti positivi, risultato che non si avrà quando si percepirà il sentimento di mero elemento sottoposto all’autorità di altri.

Il Capo “sa come si fa” il Leader “spiega come si fa”.

E qui casca l’asino, perché se il capo in realtà non sa quello che sta facendo o ordinando non ottiene il risultato sperato e tutto a suo scapito.

Ogni lavoro deve sempre essere fatto con umiltà e semplicità, arrogarsi il pregio di avere dei vanti o delle potenzialità, soprattutto se inesistenti o limitati, non porta vantaggio a nessuno, ma tutti possiamo imparare ad essere migliori.

Così il capo non deve dare per scontato di sapere già a priori tutto quanto ma quando è carente deve chiedere consiglio non solo ai vari consulenti ma anche a coloro che sono i diretti interessati della materia.

In questo si differenzia il leader che non si da mai per assoluto od esperto, ma chiede, si consulta, lavora con una comunione di idee prima che di opere, sapendo che tutti possono dare alla squadra un valore aggiunto se valorizzati nel modo adeguato.

Il Capo “usa le persone” il Leader “sviluppa le persone”.

Una grande verità che fa la differenza tra il fare un lavoro assegnato ed imposto ed il collaborare a realizzare un progetto.

Nel secondo caso le persone non si sentono mercificate per le ore dedicate al lavoro ma avranno la sensazione di contribuire alla costruzione di qualcosa insieme a tutti gli altri.

Ed un bravo leader sa come tirare fuori il meglio da ognuna delle persona con cui collabora.

Il Capo “prende crediti” il Leader “dà crediti”.

Il capo trattiene per se gratificazioni, vantaggi, premi, guadagni, valore aggiunto e soprattutto si attribuisce il successo di una impresa, il leader condivide i successi con gli altri perché conosce il valore dell’unione e della collaborazione, ed il progetto finale è il risultato ottenuto grazie a tutti, sempre.

Il Capo “COMANDA” il Leader “DOMANDA”.

Sono due azioni diverse: comandare vuol dire dare ordini aspettandosi il risultato, chiedere e collaborare ad un progetto significa verificare la forza del gruppo indipendentemente dal risultato ottenuto.

L’armonia del gruppo, il collaborare ottimizzando le risorse e gli impegni è il risultato a cui ambisce il leader, che non ha nulla a che vedere con l’introito finale di un utile aziendale.

In Capo dice “FALLO” il Leader dice “FACCIAMOLO”.

Quando il capo comanda impartisce degli ordini marcando bene la diversità di ruolo, il leader sa di lavorare con gli altri e se deve stimolare a dare di più o fare meglio si mette in prima linea con della sana autocritica e consapevolezza che il risultato dipende dal lavoro di tutti, non soltanto dal suo.

Se vi sono delle difficoltà o emergono degli sbagli il capo accuserà i sottoposti della scarsa resa lavorativa, il leader invece cercherà di comprendere quale sia stato l’elemento male utilizzato che ha creato il disservizio, valutando la situazione comprendendo anche il proprio contributo.

C’è un’altra distinzione molto personale ma chiarificatrice delle modalità di agire di una persona, il capo conosce i suoi stretti collaboratori e spesso nemmeno quello, un leader conosce la vita di tutti quanti, i loro problemi, le loro gioie ed i loro pensieri.

Il leader riconosce delle persone intorno a lui mentre il capo vede solo dei dipendenti.

Se un capo non impara a diventare un leader sarà sempre un comandante mediocre della sua nave.

Rimando ad un articolo dove spiego come diventare Leader con il Counseling.

4 Comments

  1. Elena ha detto:

    Salve,mi chiamo Elena e avrei bisogno di una risposta, il capo e il leader possono trovarsi insieme con idee e confrontarsi e quindi essere una doppia forza per decidere le varie opzioni lavorative? Grazie.

    • Sicuramente cara Elena, nel rispetto dei ruoli di entrambi e riconoscendo reciprocamente il valore di entrambi ma anche quello degli altri componenti.
      La vera forza delle unioni è il rispetto e la considerazione del valore di tutti coloro che vi appartengono, anche se non solo nè il capo nè il leader, diversamente si creano delle incomprensioni che portano a risentimenti, competitività negativa, crisi del sistema lavorativo e quindi al caos che non da buoni risultati ma solo problemi.
      L’unione che è vera coalizione è in grado di dare risultati megliori e più ampi di quelli che renderebbero i singoli sigolarmente.
      Spero di aver chiarito il tuo dilemma.
      Marilena

  2. Elena ha detto:

    Grazie Marilena per avermi risposto con chiarezza e avermi tolto questo dubbio.un abbraccio.

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