Il carattere e la personalità sociali svelati dalla firma

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Come già spiegato in un mio articolo sul significato grafologico e psicologico della firma che interpretato diversamente dal scritto che compone un testo, essa rappresenta la nostra parte pubblica, esposta al mondo ed offerta in società, in pratica la firma è la nostra identità sociale.

Di seguito riporto un estratto di un libro che sto componendo sul significato della firma perché possiate comprendere come pochi segni possano parlare di noi nella maniera più intima e profonda se non addirittura inconscia.

Il libro è il risultato della ricerca che sto coltivando nella speranza di poter riceve più firme possibili da poter analizzare, facendo un ovvia scrematura tra quelle che sono adatte alla ricerca che ricordo essere tutt’ora in corso, pertanto chi volesse partecipare mi farebbe un pensiero ed un regalo molto gradito.

Ed ora di seguito l’estratto del mio proget work sul significato grafo-psicologico della firma.

 

 

 

La firma come identità personale e sociale- la firma è l’IO pubblico

 

 

 

La scrittura è il test cognitivo e valutativo dell’individuo più completo che esista in quanto è il prodotto di diversi elementi che da soli e combinati tra loro creano il quadro completo per comprendere la personalità, il carattere e le predisposizioni di un soggetto.

Ciò che si vede dell’individuo nella scrittura è la persona, nel senso etimologico di “maschera” (dall’etrusco phersu).

La persona è ciò che risulta dalla formazione dell’individuo, dall’educazione che ha ricevuto, dalle esperienze di vita e di lavoro, dalla cultura acquisita, dal grado del suo inserimento sociale.” [1]

Essa si esprime attraverso delle rappresentazioni grafiche, i fonemi, collocati all’interno di uno spazio, il foglio, ogni gesto, tratto, spazio hanno un significato psicologico ben preciso in quanto sono l’espressione diretta della mente che prova sensazioni, emozioni, sentimenti, paure e disagi ma anche gioia e desiderio.

La firma è l’identità sociale di un soggetto, essa corrisponde a come esso si vede prospettato all’esterno ed all’immagine di rappresentanza che vuole far notare agli altri, si tratta dell’IO visibile, esposto all’esterno, quella parte di personalità e carattere che l’individuo vuol mostrare al prossimo ed alla società.

Essa si compone di due parti, il nome ed il cognome, che hanno un diverso significato psicologico e rappresentano due aspetti diversi anche se complementari del nostro essere sociale.

A queste due parti, essenziali per l’identificazione di un soggetto, nella firma si associa spesso anche un ulteriore elemento identificativo che è il cosiddetto paraffo, cioè un particolare, un segno distintivo, di puro abbellimento o caratterizzante una caratteristica personale dello scrivente, che si aggiunge, automaticamente ed inconsapevolmente, al nome ed al cognome.

Se il testo della scrittura rappresenta il nostro essere, interiore ed intimo, il mondo complesso ed articolato, unico e speciale di vivere e sentire, di amare e progettare il futuro, in pratica essa rappresenta come siamo, la firma rappresenta invece un’identità volutamente esteriorizzata, essa pertanto rappresenta come vorremmo che gli altri ci vedessero, l’immagine sociale per gli altri e per il mondo esteriore.

La firma inoltre permette di conoscere degli aspetti che potrebbero anche non emergere, o desumersi con difficoltà, dal testo vero e proprio dello scritto, come l’introiezione delle figure rappresentative della famiglia, del padre e della madre soprattutto, ed il legame e le modalità di rapporto con loro.

La firma contiene una biografia in nuce, è un’intima testimonianza della provenienza della provenienza personale, ed anche una sorta di “codice a barre” o di microcip che consente la nostra riconoscibilità.

Il rapporto col passato è riassunto nel cognome, il suo valore espressivo contiene un elemento di storia individuale, sia esso interiormente accettato oppure combattuto.” [2]

 

 

 

La firma in prospettiva evolutiva- l’evoluzione della firma

 

 

 

Quando ancora la scrittura era riservata agli atti ufficiali, come proclami, ordini regali, atti notarili, il segno che contraddistingueva il soggetto emanante era il sigillo, in esso vi era impresso lo stemma di famiglia, l’emblema araldico che poteva racchiudere anche la storia e le vicende della casata sino a rappresentare colui che lo utilizzava per identificarsi.

Tutte le altre persone che non era in grado di formare perché analfabeti e quindi incapaci di scrivere utilizzavano il simbolo della croce, qualcuno vi aggiungeva anche del sangue anche se nessuno di tali segni poteva dare una certezza circa la persona esecutrice.

Non di sicuro la firma dalla maggior parte degli analfabeti, fino ai nostri giorni, utilizzata come simbolo rappresentativo, non certo il sangue perché allora non esistevano le indagini sul DNA.

Oggi la condizione di analfabetismo può essere superata attraverso delle procedure formali che accertano l’identità, per esempio il DPR n. 445/2000 consente al pubblico ufficiale di attestare l’autenticità del segno rispetto all’identità della persona che lo ha opposto su di un atto, accertamento che deve essere eseguito con l’esibizione dei documenti identificativi personali.

Ma la firma può evolversi anche per coloro che sono perfettamente capaci di eseguirla, col tempo infatti può cambiare e modificarsi per una serie di fattori, tra cui l’età, la malattia, la demenza senile, altre malattie neuro- degenerative, ma anche a causa di eventi e situazioni traumatiche.

La firma, come la scrittura si adegua alla personalità mutando come muta il soggetto a causa di condizioni fisiche ma anche psichiche di tipo transitorio.

Pensiamo ad esempio al momento in cui riceviamo una notizia traumatica e sconvolgente, tale sconvolgimento destabilizza l’individuo tanto da renderlo incapace di fare i minimi movimenti o gesti, per lo choc o per il dolore, allo stesso modo sarà temporaneamente incapace di firmare con la stessa fluidità che solitamente lo contraddistingue.

Oppure per un attacco di nervosismo isterico la persona non riesce a concentrarsi sui gesti così minuziosi e precisa come lo scrivere ed il firmare.

Dunque la firma muta, si trasforma e si evolve seguendo le vicende dello scrivente.

Ma si evolve anche per eventi positivi quali la nostra crescita e maturità delle nostre funzioni.

Da piccoli sappiamo fare soltanto scarabocchi, poi col tempo diventano dei disegni che corrispondono ad immagini sempre più chiare e definite, infine impariamo una grafia scolastica che nel corso degli anni diventa sempre più personale e particolare.

Nel tempo, anche senza l’intervento di fattori esterni, la nostra scrittura può mutare le sue forme in maniera più o meno rilevante.

Riporto qui dei casi celebri per fare alcuni esempi.

Napoleone Bonaparte, prima di diventare il famoso imperatore conquistatore “Napoleone”, si firmava come tutti con nome e cognome, soltanto successivamente alla sua incoronazione divenne soltanto Napoleone, aveva un tal egocentrismo che non solo compì il gesto di autoincoronarsi, disconoscendo l’autorità della Chiesa, ma la sua arroganza era tale che disconobbe anche l’autorità della famiglia di provenienza, prendendo una certa distanza da tutto il parentado.

Col tempo e le varie vicissitudini delle battaglie modificheranno ulteriormente il suo stile.

Qui notiamo una sua prima firma quando ancora non era l’imperatore. [3]

 

 

 

Di seguito la firma si compone soltanto del nome di Napoleone. [4]

 

 

Si nota una particolare diversa sottolineatura che nella prima ripassa due volte la seconda parte del cognome, è inesistente il nome, segno di grande ambizione portata avanti avvantaggiandosi della sua condizione famigliare e del prestigio della famiglia.

Nella seconda firma Napoleone disconosce l’influenza esterna riconoscendo soltanto a se stesso le capacità di aver compiuto grandi imprese, la sottolineatura tra l’altro è eseguita con un tratto più inspessito, si presume anche più premuto, distanziato dal nome e delineato nell’intera zona sottostante che riguarda la materialità degli aspetti della vita, Napoleone dava molto valore a ciò che di concreto e pratico aveva raggiunto, posizione sociale, potere, denaro, ricchezze lussi, donne, amori e passioni goduti senza darvi troppa importanza.

Di seguito due firme di Napoleone nel periodo calante a seguito delle devastanti sconfitte che segnarono il suo declino. [5]

Nella foto di sinistra la firma è del periodo della nefasta guerra contro la Russia del 6 ottobre 1812, si nota già nella grafia una forte discendenza, segno della perdita di fiducia e stima nel proprio valore, inoltre vi si leggono sentimenti di pessimismo, profonda tristezza con delle fasi depressive ma anche tanta rabbia e voglia di rivalsa, di riprendersi una rivincita sugli eventi negativi.

La seconda immagine si riferisce al periodo dell’esilio sull’Isola di Sant’Elena, in tale firma la rabbia aggressiva è svanita ed è rimasto solo depressione, forte pessimismo, un senso di profonda sconfitta e di soccombenza, il suo Io arrogante e presuntuoso di qualche anno prima è scopparso lasciando un uomo che ha perso tutta la stima di sé.

[1] Bruni Paolo, La Grafologia Strutturale, Editrice Uni service, Trento, 2009, pag. 27.

[2] Pizzi Antonello, Psicologia della scrittura, Armando Editore, Roma, 2007, pag. 442.

[3] Immagine tratta dal sito: http://sp.depositphotos.com/10995729/stock-illustration-signature-of-napoleon-bonaparte-vintage.html

[4] Immagine tratta dal sito: http://napoleone1769.blogspot.it/2010/02/la-firma-di-napoleone.html

[5] Immagini tratte dal sito: http://www.gabriellasalini.it/?p=322.

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