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Ci sono persone dotate di una capacità immaginifica straordinariamente attiva, che a volte li spinge a “incantarsi”, diventare assenti in qualunque luogo di trovino o qualsiasi cosa stiano facendo, mentre la loro mente vive articolatissime vite parallele.

Il sognatore spesso si perde nell’immaginare situazioni talmente coinvolgenti da perdere il senso dello scorrere del tempo, o dell’azione che sta compiendo. All’atto pratico, ciò può comportare distrazione, confusione e soprattutto il perpetrarsi della base intima del fenomeno del wandering, cioè il viaggiare con la mente lontano dalla realtà.

Il sognatore, infatti, può vivere vite parallele perfette e appaganti, quando qualcosa va storto ecco che l’illusione di una vita migliore gli fa sentire meno il peso della sconfitta della tensione, la sofferenza e l’umiliazione della realtà.

Se nella vita vera prende le cose “alla lontana”, nella sua immaginazione spesso invece è il protagonista assoluto di grandi “scene madri”, che nella quotidianità non ha il coraggio di mettere in atto.

Nel mio articolo sul pensiero desiderativo rilevo come esso in certi momenti ed a dosi non eccessive posa essere stimolante, per la persona, la sua attività, il suo relazionarsi con mondo, diventa patologico quando la fantasia è il luogo in cui confondersi, scappare dalla realtà e sognare una vita diversa da quella che si ha, che purtroppo non appartiene al mondo veritiero, col rischio dunque che arrivi il momento in cui la persona che ha sempre vissuto di illusioni debba fare i conti con un’esistenza completamente diversa.

Il Riccio dell’evasione fantastica rappresenta questo aspetto delle modalità di vita di persone che amano vivere, anche illudendosi, sognando un mondo diverso e ritornando ad esso ogni volta che la situazione diventa critica, insofferente o poco piacevole.

Come molti altri ricci, in cui si rassomiglia (come il riccio della fissazione idealistica o della mitomania, dell’ammanieramento o della vanità) tende a salire verso l’alto e ad occupare la parte alta verso cui si rivolge andando un po’ a destra ed un po’ a sinistra a seconda del tipo di pensiero, ma sempre comunque risalente verso quella modalità esistenziale che lo fa sentire più leggero da tutto.

La parte alta, delle lettere, sopra le lettere, o gli svolazzi di gesti eccessivi che vanno oltre la forma prefissata per creare gambette, allunghi, linee protese verso i sogni, e esprime la zone dei pensieri, dei desideri, delle idee, delle ideazioni e dei progetti, anche se ogni riccio rappresenta una modalità diversa di usare la parte ideativa della persona ed ovviamente con scopi e fini diversi tra loro.

Tanto più i gesti ed i pensieri saranno quelli della parte sognata e desiderata, tanto più si formeranno nella scrittura dei ricci all’insù, come se fossero rivolti verso il cielo, luogo dove tutto si avvera.

Il tratto grafico che dal corpo letterale sale verso l’alto, rappresenta una fuga dalla realtà a carattere compensatorio, attraverso la fantasia.

La persona a volte si disperde nei propri sogni a occhi aperti, se il segno e alto siamo di fronte a una persona assente dalla realtà, dissociata e poco concreta.

Di seguito un esempio di alcuni tratti di questi ricci che possono essere formati sia a finale di parola ma anche all’interno di essa.

Come si può notare hanno un’evoluzione quasi automatica alla fine della parola come se ogni pensiero fosse seguito dalla sua parte fantasiosa a cui il soggetto non riesce a fare a meno.

Come precisato nell’articolo dedicato al pensiero desiderativo che sta alla base del riccio della evasione fantastica, evadere dalla realtà, perché si sta vivendo un momento evolutivo e di cambiamento della propria vita o perché sono successi eventi per cui l’evasione diventa il mezzo per non sentirsi oppressi dal dolore, dalla sofferenza  e dall’ansia, il gesto fuggitivo può presentarsi nella scrittura soltanto temporaneamente e ridursi poi col corso del tempo, nel caso sia una vera e propria fissazione patologicamente costante la scrittura presenta tali tipi di ricci in quantità eccessiva rispetto ad una normale presenta grafica.

Tutto sta dunque nella mente dello scrivente e con che modalità od intensità tale evasione è utilizzata

Ed in questo sta la differenza con gli altri Ricci che tendono verso l’alto: l’evasione non ha intenti di incantare ed ammaliare il prossimo, come avviene per il riccio dell’ammanieramento, né si tratta di superbie ed arroganza o mitomania, come appunto il riccio della mitomania e dell’orgoglio.

La differenza per essere notata e distinta non è solo insita nel gesto stesso, che nel riccio dell’evasione fantastica è un tratto che dolcemente si eleva ma va confrontato e valutato con tutti gli elementi che emergono dalla scrittura.

Così un sognatore avrà un scrittura molto leggera, fluida, spesso incomprensibile perché le sue lettere ed il suo scritto segue la fluidità del pensiero e quindi si scioglie e si muove come se fosse acqua, come se fosse lieve come una nuvola.

Chi scappa dalla realtà per paura avrà una scrittura tesa, contratta, appuntita verso l’aspetto da cui sorge il problema e che teme, con tutte le tensioni tipiche dell’ansia.

Ci scappa dal suo vissuto e da una vita infelice avrà un margine sinistro eccessivamente distante, una scrittura sofferente, con occhielli che presentano diverse protuberanze verso la sinistra, sia nella parte alta sia in quella bassa, a seconda che gli siano mancati considerazioni ed affetto o le cose più materiali e basilari come una vera e propria cura d interessamento.

Il riccio di cui stiamo discutendo, come tutti i segni grafologici, vanno valutati con altri segni che insieme determineranno i motivi, le giustificazioni ed il perché dell’eccessiva evasione dalla realtà.

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