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La mia intervista radiofonica del 5 settembre 2017

Ecco di seguito il sunto della mia intervista col DR Porretti Giovanni presso la Radio Studio Più di Desenzano del Garda fatta stamattina alle ore 9:30 circa.

Che cos’è e a cosa serve la Grafologia?

 La grafologia è la scienza che studia la scrittura e la personalità dello scrivente, il suo carattere, il suo temperamento, le sue capacità e le sue predisposizioni, come si pone nei suoi confronti e verso gli altri, come si pone verso la vita e le aspettative sia personali che professionali.

In sintesi si può dire che è lo strumento di conoscenza personale e più approfondito che si conosca in quanto essendo un prodotto della mente non mediato dalle intenzioni non è passibile di mendacità, è assolutamente veritiera.

Quello che siamo veramente ed interiormente lo possiamo leggere dai nostri scritti.

È importante conoscersi facendolo attraverso la nostra scrittura.

La conoscenza di come siamo interiormente ed esternamente è sempre utile, per la nostra crescita evolutiva, per migliorare il rapporto con gli altri, con i famigliari, col partner, ma anche professionalmente, per capire le nostre inclinazioni sia nel momento in cui si pianifica un percorso di studio che di carriera sia per capire quali sono le potenzialità da sfruttare professionalmente, sul lavoro ed anche qui nel rapporto con gli altri di tipo lavorativo.

La nostra scrittura non mente, è come un’impronta digitale, un DNA dove già sta tutto scritto e dove si può decidere di intervenire per miglioraci o per limitare le nostre problematiche, per capire quali sono le nostre aspettative e come svilupparle al meglio.

Chi fa un’analisi grafologica rimane spesso sorpreso dai risultati inaspettati, perché è come mettersi sotto una lente d’ingrandimento, ed è sempre un momento di crescita profonda e una presa di coscienza del sé molto importante e sino a prima sottovalutata o del tutto rimossa.

Farsi una grafodiagnosi è un po’ come andare alla ricerca di sé?

In effetti è sempre come incominciare un percorso di conoscenza personale più profonda, spesso per la prima volta è una scoperta che apre vie per le scelte future inaspettate.

Se ci consideriamo come un libro spesso l’immagine che abbiamo di noi stessi si limita alla copertina e nella maggior parte dei casi risulta sbagliata pure quella, perché scavare sotto la crosta rivela tutto il mondo che prima di allora non avevano notato o mai preso in considerazione.

Quando faccio un’analisi della grafia non è mai un lavoro che finisce lì, fine a se stesso, ma comincia un percorso fatto di ascolto e di aiuto alla comprensione di sé del cliente, che io svolgo nella qualità di Counselor, le persone hanno come il bisogno di sentirsi rassicurati, di approfondire certi aspetti che non avevano considerato oppure fatto nella maniera sbagliata, è un lavoro di approfondimento che spesso è richiesto per le incredibili scoperte che essi fanno leggendo per la prima volta un’analisi grafologica.

Che differenza c’è tra la grafoterapia e la rieducazione della scrittura?

La grafoterapia è il trattamento di un problema di scrittura che ha come conseguenze una disgrafia, derivante da problematiche come la dislessia, la perdita di determinate capacità motorie del braccio e della mano a causa di traumi o di problemi dell’età matura come per determinate malattie neurodegenerative (vedi l’alzheimer) attraverso il recupero del gesto del grafismo.

Si va ad allenare la mente su tale capacità che non è limitata all’uso della mano, ma sono diverse funzionalità che devono funzionare in perfetta simbiosi, lo stesso vale per le aree del cervello preposte alla vista, alla decodifica del linguaggio, alla visione dello spazio ed alla capacità di elaborare delle forme sul foglio.

 La rieducazione della scrittura è una terapia diretta a riprendere la capacità di scrivere per problemi connessi ad una disgrafia sia dei bambini in età scolastica sia in caso di adulti o persone anziane che vogliono acquisire maggior scioltezza del gesto rendendo la scrittura più chiara e leggibile.

Non è una cosa tanto insolita che con l’uso diffuso della tastiera del computer o del telefono si sia persa la capacità di scrivere in corsivo che ribadisco essere una funzione che sviluppa e mette in attività diverse parti del cervello e degli arti superiori.

Non a caso la rieducazione è fatta anche per chi ha acquisito una postura sbagliata nello scrivere e si ritrova grossi problemi di scogliosi o dolori alla schiena, al braccio o alla mano.

Parliamo un po’ del DSA- Disturbo Specifico dell’Apprendimento.

Il deficit specifico di apprendimento è spesso scambiato per una difficoltà nell’eseguire dei compiti scolastici, svogliatezza, integrazione non conforme con l’ambiente scolastico, coi compagni o con le nuove attività sa seguire, in realtà si tratta di un deficit, una problematica a livello neurologico che impedisce al bambino e all’adulto di svolgere determinate abilità che solitamente comprendono la capacità di lettura e di scrittura, spesso anche quella del calcolo.

Nei DSA rientrano deficit quali la dislessia, la disgrafia, la disortografia, la discalculia e la disprassia (incapacità a svolgere determinati lavori con le mani).

Una legge recente, finalmente, ha riconosciuto i DSA come deficit che devono essere valutati come disabilità nelle scuole e dunque il programma scolastico deve permettere ai bambini o ragazzi che patiscono tale disturbo di seguire delle tempistiche a loro confacenti o di poter usare dei supporti, come il computer o le calcolatrici, che permettano loro di svolgere determinati compiti, così come al dislessico non va chiesto di fare una lettura ad alta voce o ad un discalculico di fare delle operazioni numeriche o dei calcoli complessi o senza un calcolatore.

Per poter avere tali facilitazioni gli alunni devono farsi rilasciare un certificato che attesti la presenza del deficit, con quale tipo di gravità o comorbità, certificati che sono rilasciati soltanto da centri e medici che hanno l’autorizzazione ministeriale.

La dislessia in particolare cos’è?

È il deficit neurologico che impedisce ai soggetti, che sono intellettivamente normodotati cioè hanno intelligenza e capacità cognitive assolutamente normali, di esercitare l’attività di lettura, cioè non sono in grado di leggere un testo correttamente ad alta voce, in modo sciolto e scorrevole.

Viene solitamente definita Dislessia Evolutiva perché ci si accorge della sua presenza durante i primi anni scolastici, quando appunto il bambino deve imparare a leggere e scrivere correttamente.

Esistono dei segnali predittivi per ogni deficit di DSA, spesso passano inosservati prima della scuola perché il vero problema emerge quando si deve scrivere o leggere un testo.

La lettura, anche di un testo breve, è per il  Dislessico un lavoro difficoltoso e stressante, egli si stanca facilmente, mantiene con difficoltà la concentrazione, legge lentamente e con errori ripetitivi, sbaglia le pronunce, non completa le parole (soprattutto se finali) e non riesce a mantenere mentalmente la linearità del rigo, inoltre scrive facendo molti errori spesso ripetitivi perché si tratta delle lettere o sillabe che gli causano un black-out di decodifica del testo che pertanto non viene letto o fatto in maniera non corretta.

Dalla dislessia non si guarisce ma si può compensare in mille modi, il tutto sta nel trovare quello adatto al bambino in base alle sue predisposizioni, sempre che non vi sia la compresenza di altri e diversi deficit.

Ogni caso va valutato a sé e con competenza e cognizione, ed anche la terapia, che spesso è una grafoterapia, va calibrata sulla persona in base alle sue difficoltà e alla risposte che riesce a dare e a come compensa il deficit.

Qualche consiglio da dare ai genitori in questo caso?

Sì, quello di fare molta attenzione ai campanelli di allarme che insorgono nell’infanzia ancora prima della scuola materna, quando il bambino incomincia a scarabocchiare, a mettere insieme dei tratti ed a disegnare, un disgrafico o un dislessico possono avere difficoltà anche nel realizzare un semplice disegno o a riconoscere i contorni di un disegno già fatto e non riuscire a riempirlo correttamente.

Un bambino disprassico ad esempio ha un problema nell’organizzare i movimenti delle articolazioni (in particolare delle mani), che può incidere non soltanto nella scrittura e nel rendimento scolastico, ma anche nella capacità di svolgere tutti i compiti del quotidiano vivere come per esempio vestirsi, allacciarsi bottoni o fare i nodi alle stringhe delle scarpe, deficit che possono essere valutati anche prima della scuola in modo da fare della prevenzione evitando il disagio non indifferente di sentirsi incapace a scuola.

Non si tratta di incapacità o di ritardi mentali o di svogliatezza o incostanza, spesso sono delle difficoltà che rendono difficile svolgere un certo compito e quindi il bambino cerca di evitarlo in tutti i modi, comprensibilmente.

E soprattutto quello di non far sentire il bambino un diverso o un limitato.

Al riguardo ho scritto dei libri che possono essere di aiuto ai genitori per comprendere tali problemi e come affrontarli senza traumatizzarsi e senza traumatizzare il figlio, inoltre sul mio sito ci sono tantissimi articoli che aiutano sia i genitori che gli insegnanti ad acquisire metodi e tecniche per l’insegnamento, quando avete un po’ di tempo e di curiosità fate un giretto nel mio sito vi accorgerete che ci sono articoli e consigli utili per qualunque problema che riguarda sia l’infanzia, l’adolescenza che gli adulti.

E per qualunque informazione, bisogno di chiarezza non fatevi riguardo a chiamare o a scrivere una mail, io rispondo sempre a tutti, velocemente e volentieri, dando dei suggerimenti senza nessun impegno, in fondo quello di aiutare gli altri è la mia passione prima che un lavoro.

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