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La rieducazione della scrittura

La rieducazione della scrittura è un procedimento diretto ad acquisire la giusta impostazione per scrivere, tenendo conto della postura al banco o al tavolo di lavoro, della posizione degli arti, della tenuta della matita ed infide della corretta formazione dei caratteri grafici che formano il linguaggio.

Il metodo è stato fondato nel 1960 da clinici che hanno tenuto conto delle teorie impostative di J. de Ajuriaguerra e di R. Olivaux, con l’obiettivo il recupero delle funzioni della scrittura come gesto motorio rilassato e fluido.

Il metodo col tempo e divenuto meno rigido nella sua impostazione in quanto tiene conto delle necessarie tecniche integrative di rilassamento e di concentrazione che aumentano il rinforzo emotivo, l’autostima e l’auto-considerazione.

Per rieducare la scrittura si seguono determinate fasi.

La fasi sono dei passaggi dalla cosa più semplice e meno impegnativa a quella più complessa per non far sminuire il senso di capacità e potenzialità del rieducato e per dar modo di vedere dei primi risultati che vanno a rafforzare l’auto stima e la consapevolezza della buona riuscita del compito.

Senza tali premesse psico-emotive la rieducazione diventa un mero sistema rigido ed asettico che non tiene conto delle necessità psiche, emotive e motivazionali del bambino o dell’adulto che affrontano tale problema.

Il primo approccio consiste nell’affrontare la costruzione delle forme pre-scritturali, la composizione delle lettere e delle parole è una fase successiva.

Questo perché deve essere riabilitato soprattutto il gesto che crea il tracciato scritto, poi, una volta acquisito questa sicurezza, si può intervenire sulla perfetta composizione delle forme grafiche.

Soltanto quando la riproduzione di tali forme pre-scritturali semplici e neutre che rappresentano un  insieme di motivi, linee, curve, arabeschi con una linearità ed una collocazione ben precisa diventa acquisita e memorizzata si ottiene l’automatismo del gesto, cioè la sua assimilazione come procedimento mentale incorporato nella memoria-lavoro, che è il nostro magazzino mentale dei ricordi.

Posto una citazione di Olivaux che precisa che cosa significhi ricomporre una scrittura.

 “Queste forme portano in sé la scrittura, vi si avvicinano molto, ma… non sono la scrittura. Neutre, sprovviste di senso evidente, in un certo senso libere, agiscono un po’ allo stesso modo di un rimedio naturale incorporandosi alla scrittura attraverso il gesto grafico.

Il terreno se ne nutre, si modifica discretamente senza che la scrittura stessa sia rimessa in questione.

Questo apporto, regolare e a piccole dosi di elementi sani, permette alla scrittura di ricostituirsi in tutta libertà” (R. Olivaux, Pédagogie de l’écriture et graphothérapie, L’Harmattan, 2005, p. 135).

Ed una indicazione di De Ajuriaguerra fondatore della psichiatria del bambino applicata alla scuola.

L’evoluzione della scrittura implica l’organizzazione motoria, l’organizzazione dell’attività simbolica e gestuale, la conoscenza del valore simbolico dell’atto grafico.” (J. de Ajuriaguerra, Manuale di psichiatria del bambino, Masson 1979, p. 291).

Ritrovata la coordinazione visuo-spaziale, che riguarda la perfetta collaborazione delle funzioni visive, mentali, motorie del braccio e del tratto formato, si può passare alla redazione di un atto scrittorio che possa definirsi tale.

Possiamo affermare che la rieducazione della scrittura prevede una serie di attività non scritto-grafiche, cioè non collegate direttamente all’esecuzione della scrittura in sé, che servono a promuovere lo sviluppo percettivo motorio, a conoscere il proprio corpo, a migliorare il senso del ritmo e la lateralizzazione, a favorire la distensione neuro-muscolare e la dissociazione motoria dei vari segmenti del corpo, a favorire la tonicità della mano scrivente, a migliorare la percezione spaziale, ritmica e temporale, la memoria e l’attenzione, la simbolizzazione, a incentivare la scioltezza e la coordinazione motoria.

Gli esercizi scritto-grafici devono essere alternati con momenti di gioco ed attività ludiche che hanno la finalità di mantenere la concentrazione sull’esercizio in maniera divertente e coinvolgente ma che sono comunque dirette ad apprendere determinate gestualità.

 A tal fine si svolgeranno attività manuali come il ritaglio, collage, esercizi di motricità, tecniche di rilassamento, attività pittografiche, forme di pre-grafismo, tracciati scivolati, con supporti colorati, divertenti che mantengano la giocosità dell’attività anche se si tratta di esercizi noiosi e ripetitivi.

Il divertimento, la giocosità, l’apprendere in maniera ludica fanno dimenticare le personali difficoltà e disagi che sono già parte del bambino che non è stato in grado di eseguire i compiti scolastici con la stessa rapidità ed efficienza degli altri compagni.

Il rieducatore non deve mai perdere di vista la condizione psichica ed emotiva del bambino, la sua personalità particolare ed il suo modo di esprimersi, coi suoi tempi e gesti.

Rispettare l’altro implica rispettare la sua scrittura.

Rispettare la scrittura significa non influenzarla e non volerla dirigere nel senso che a noi sembra il migliore, ma aiutarla a ritrovare il proprio senso: non bisogna confondere addestramento e educazione: la scrittura non è soltanto un gesto.

Questo è il motivo per cui il rieducatore non interviene direttamente sulla scrittura: durante tutta la rieducazione, la scrittura è per lui la testimonianza del lavoro svolto” (R. Olivaux, Pédagogie de l’écriture et graphothérapie, L’Harmattan, 2005, p. 131)

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