L’importanza dei ruoli all’interno della famiglia

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L’importanza dei ruoli all’interno della famiglia

La separazione e definizione dei ruoli all’interno della famiglia sono importantissimi sia per la funzione genitoriale che per l’educazione e la crescita dei figli.

È altrettanto importante che tra genitori e figli vi sia un costante dialogo costruttivo che porta alla conoscenza dei desideri, dei bisogni ma anche degli eventuali disagi patiti dai piccoli e dai ragazzi quando entrano nel mondo sociale frequentando amici, gruppi, scuole ed istituti.

Cercare una comunicazione ed una condivisione è fondamentale per la conoscenza delle abitudini del figlio e per la sorveglianza delle sue attività, che resta sempre una responsabilità del genitore, ma questo non deve andare a scapito della funzione di educatore.

Al genitore il compito arduo ed impegnativo dell’educazione e della gestione della famiglia, questo significa che per poter essere espletato al meglio richiede una certa rigidità.

I “no” pronunciati dal mamma o dal papà non possono subire influenze dai capricci o dalle tattiche sovversive dei piccoli.

Le regole imposte dai genitori devono esprimere innanzi tutto autorità ed autorevolezza per essere efficaci, diversamente non si ottiene dai piccoli l’adempimento richiesto del compito o dell’imposizione.

Nella titubanza del genitore prende spazio l’anarchia e la contestazione del piccolo, se ripetuta costantemente tale condizioni il piccolo acquisisce la consapevolezza di poter disattendere le regole, rifiutarsi di seguire le indicazioni del genitori divenendo ingestibile.

Non solo, in tal modo si aprirà un varco relazionale in cui il bambino ritiene di poter avere dell’autonomia decisionale rispetto al genitore tanto da potersi imporre, se non addirittura sovrastare.

Nulla di più sbagliato.

All’interno di una famiglia le regole che devono essere seguite sono scelte e concordate soltanto dai genitori, gli unici adulti con tale qualifica e tale potere, nel momento in cui il ragazzo riterrà di fare delle scelte diverse ed in totale autonomia liberissimo di potersi esprimere ricreando un suo ambiente personale diverso dalla casa dei genitori, creandosi dunque una nuova casa.

Le convivenze forzate di adulti che hanno idee e punti di vista diversi se non dirittura contrapposti sono convivenze al limite della sopportazione che causano stress e dissapori spesso sfocianti in azioni aggressive.

Sarebbe meglio evitare circostanze del genere stabilendo un diverso ambiente per ognuno degli individui che ritiene di aver raggiunto una maturità tale da poter essere anche decisionale.

Ma questo potrà avvenire soltanto quando il ragazzo ha raggiunto un’età idonea ed un maturità che gli consente di poter fare delle scelte mature e consapevoli.

Taluni genitori si sentono sopraffare dal ruolo temendo di essere troppo esigenti o troppo impositivi, lasciandosi influenzare dai pianti e dai capricci.

Per prima cosa occorre valutare se il disappunto del bambino è una semplice reazione nata dal desiderio della disobbedienza oppure se cela un disagio che deve essere valutato.

I capricci hanno una durata breve soprattutto quando non ricevono attenzione.

Inizialmente il bambino aumenta l’intensità del pianto o reagisce con atteggiamenti distruttivi, in realtà sta verificando la gestione del suo potere e la capacità di essere ascoltato aumentando i toni delle urla e degli atteggiamenti.

È una prova di forza a cui il genitore deve resistere per ottenere il rispetto, diversamente se cede, il piccolo impara ad inserire un capriccio particolarmente fastidioso e rumoroso ogni volte che crede di non voler seguire l’ordine educativo dei genitori.

Col tempo quel bambino affinirà le sue tecniche coercitive, ottenendo dai genitori più di quel che gli spetterebbe ed un a sudditanza in naturale e non consona ai ruoli.

Fin dalla nascita il bambino è abituato a notare una reazione dei genitori al suo pianto, la madre accorre immediatamente per allattarlo, cambiarlo o eliminare il problema che causa il disagio.

Questo permette al piccolo di percepire la modalità comunicativa con l’ambiente e di instaurare un linguaggio coi genitori, e di comprendere l’ambiente circostante, le regole e lo stile di vita.

Il bambino già nei primi mesi incomincia ad adattarsi ai ritmi temporali ed alle abitudini dei genitori, nella maggior parte dei casi si adatterà positivamente alle variazioni, senza stressarsi.

Col tempo imparerà a comprendere ciò che può fare e ciò che non gli è consentito o a quali condizioni.

Con lo sviluppo del bambini i genitori dovranno essere è essere sempre più categorici ed inflessibili nella vostra imposizione senza titubare e senza avere sensi di colpa immotivati.

Gli ordini e le regole quando sono espressi non devono mai essere ritrattati o mediati, il cambiamento della decisione da parte del bambino è vista come una forma di debolezza e destabilizza, nel senso che il bambino non percepisce come adeguatamente imposto l’ordine o il divieto.

Imporre delle regole non vuol dire non amare i vostri figli, anzi vuol dire proprio questo.

Il bambino impara nel suo primo luogo sociale, il nucleo della famiglia, le regole che appartengono ai gruppi più grandi esterni all’alveo famigliare, quali la scuola, gli amici, le professioni ed il mondo sociale stesso.

Imparare da piccolo il rispetto delle norme sociali lo aiuterà nel suo inserimento e nell’adattamento ad ambienti sempre più grandi e complessi.

2 Comments

  1. giusi ha detto:

    buongiorno, concordo con l’articolo, io ho sempre dato poco peso ai capricci di mio figlio, oggi 8 anni, ma in effetti lui non è incline a farne, per quanto riguarda la soddisfazione dei desideri, si accontenta molto. Ma è incline alla disobbedienza e alla prepotenza, quando vuole opporsi a me, lo fa con una tale rabbia e insistenza e costanza che dopo 10 minuti di lotta, e 1/4 d’ora di noncuranza mi vedo costretta al ceffone, ripetuto e bello forte perchè un singolo schiaffetto non soritisce effetto. Si ho provato a parlargli, mi urla contro. Si ho provato a coccolarlo anzichè schiaffeggiarlo, mi respinge. Si ho provato a chiuderlo in bagno, rompe le cose. Si ho provato a minacciarlo di qualche pericolo mi controminaccia. Si ho provato a promettergli un premio se fa il bravo, se ne frega. Ha un atteggiamento punitivo nei miei confronti e non riesco a capire cosa lo ferisce tanto da volermi fare male. E soprattutto mi tratta da pari, non da adulta. Mi chiedo: è giusta la lincenziosità che oggi i bambini si prendono nei confronti dei genitori? E’ giusto che oggi i genitori debbano discutere coi bambini anzichè imporsi? L’obiettivo per me è l’autostima del bambino ma cedere a un capriccio o non cedere comunque consentire di sbollire un comportamento gradasso senza punizione non è un po’ la stessa cosa? Consentire un capriccio da potere al bambino sul genitore, ma non punirlo e non comandarlo rimanda solo il tentativo di presa di potere. – Insomma se si discute col bambino gli si da potere, se non si discute lo si rende succube e umiliato. La morale e come fai fai sbagli.

    • No Giusi, i figli devono rispettare i genitori e non devono mettersi al loro pari, io non sottovaluterei le sue esplosioni aggressive, probabilmente c’è qualcosa che non va, un disagio, un turbamento che non riesce a superare, non sempre è questione di cattive reazioni, sopratutto ad un’età così giovane.
      Credo che sia il caso di ricercarne la causa, se vuoi potresti mandarmi dei suoi disegni da analizzare, o qualcosa che ha scritto, in modo tale da vedere se riesco a capre l’origine della rabbia che ha dentro, in tal caso contattami via mail: info@marilenacremaschini.it.
      Privatamente parleremo della questione con tutta la privacy del caso.
      Marilena

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