Il riccio del riserbo o della sobrietà
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Lo Spavaldo è colui che ostenta sicurezza, superbia, onnipotenza, sopravvaluta se stesso come metodo per convincere gli altri che sia effettivamente così in realtà è una persona con un Io molto debole che necessita di un paravento dietro il quale nascondere tutta la sua fragilità ed incapacità.

Teme fortemente il giudizio degli altri, che deve sempre rasentare la perfezione altrimenti significa che ha perso la sua battaglia nel volersi dimostrare, forte, capace e potente come in realtà non è.

Eppure la società celebra la spavalderia, la presunzione e l’attenzione smisurata al sé, le persone ostentano sempre di più caratteristiche e pregi che non hanno, diventano sempre più competitive, bisognose di attenzioni, narcisiste, ossessionate dall’apparenza e boriose.

Tutto questo nasconde la grande paura di dimostrarsi come essi sono veramente.

Come nella vita lo spavaldo o spavalda scrive in equal modo manipolando la realtà e rendendola artificiosa, con abbellimenti, evoluzioni dei tratti fatti in modo eccessivo, esagerazioni dell’ego rappresentato dal calibro dello scritto che è solitamente grande o molto grande, se non addirittura esagerato oltre limite.

Di seguito un esempio di una scrittura spavalda.

La spinta psicologica della spavalderia non si dirige in basso, ma in alto sia con lo scritto in generale che con delle lettere in particolare, in quanto che la spavalderia è fondata su una autoconvinzione di una certa superiorità.

E’ l’io che si inalbera, che raggiunge livelli di onnipotenza, di saggezza assoluta, di impossibilità di cadere nell’errore o di essere nel torto, l’orgoglio che lo sostiene non gli permette alcun confronto con gli altri perché un confronto significherebbe misurarsi con gli altri, confrontarsi, mettersi alla prova, ciò che lo spavaldo evita in ogni modo perché consapevole della sua insicurezza.

Il gesto del tratto che si dirige verso l’alto spesso si dispiega od estende o propende a sinistra.

La parte alta è la zona del pensiero e dell’ideazione e la forza dello spavaldo sta proprio nelle sue convinzioni non nei fatti concreti e pratici, la parte sinistra rappresenta la propria famiglia, il ristretto cerchio dei conoscenti, l’ambiente a lui circostante da cui trae ammirazione, per il resto non è una persona gradevole né gradita pertanto con poche vere amicizie  ma solo di comodo, come la sua d’altronde.

Il tratto si piega sopra le lettere e non può smorzarsi in linea retta perché il riccio della spavalderia non tende all’isolamento, ma alla socialità, egli ha assolutamente bisogno del plauso, della considerazione e della stima degli altri, senza il loro giudizio più che positivo sarebbe privo del sostegno vitale su cui si erge.

Il gesto fuggitivo nel suo incesso è piuttosto tracotante, l’occhio ha un’impronta di protervia, tende a guardare dall’alto in basso coloro che ritiene per inferiori, tende a soverchiare gli uguali, ad agire alla chetichella coi superiori e ad attaccarsi tra i superiori a quelli più forti o favoriti attualmente dalla sorte ed abusa e maltratta i più deboli e si compiace della loro sofferenza e del loro disagio.

Le persona di tal natura si notano immediatamente ed altrettanto immediatamente si detestano con buoni motivi perché spesso non fanno nulla di buono, ma dedicano la loro esistenza sulla prevaricazione degli altri, il loro disprezzo e l’uso quando vi è opportunità, dimenticandosi di ringraziare, e se lo fanno e perché devono chiedere dell’altro.

Quindi il loro modo di fare ed agire è sempre dominato dall’esigenza di padroneggiare sugli altri con metodi dittatoriali, cattivi e spesso crudeli, con chi ovviamente glielo concede.

Tutti i suoi gesti sono esterni e non vengono dall’intimo, l’intimo è infatti una realtà completamente diversa fatta di dolore, di sofferenza, di disagio, di senso di inadeguatezza (forse il disagio più forte che hanno provato nella loro vita e che con la spavalderia cercano di compensare).

I ricci della Spavalderia vengono definiti gesti fuggitivi, gesti che non rivelano la disposizione interiore e che quindi scaturiscono da irriflessione, irruenza a fatica trattenuta e pertanto molto spontanei e facilmente visibili nella scrittura.

Sono gesti che hanno le modalità della generosità, della promessa di interessamento senza il minimo pensiero di mantenere, se promettono o fanno compimenti non aspettatevi che siano sinceri e disinteressati.

Adorano minacciare i loro sottoposti o le persone più deboli e godono del senso di paura che instaurano sia nell’ambiente famigliare che professionale.

Alcuni esempi pratici

 

Come tutti i ricci grafologici sono dei gesti fuggevoli, una fuga di energia verso l’esterno, accidentale, espressione del malessere interiore, essi di solito si trovano all’inizio o fine parola, ma spesso si evincono anche all’interno della parola stessa.

Come mostrano le immagini sopra riportate il “riccio della spavalderia” si evidenzia attraverso un prolungamento verso l’alto, scrittura tendente ad essere Rovesciata a sinistra con le finali che avanzano nella parte alta verso destra, la parte ideativa che deve essere vista dagli altri e dal mondo esterno rappresentato dalla destra del foglio, della parola, della lettera.

La lettera che più caratterizza tale riccio è la lettera “V”che anche da corsivo minuscolo diventa maiuscola o almeno nella sua seconda parte di cui è composta e che quindi dal basso vola esageratamente e vistosamente verso l’alto, superando spesso in altezza tutte le altre lettere.

Quando il “riccio” è presente nella scrittura in quantità rilevante e con una intensità oltre al la media significa che nel soggetto c’è addirittura una componente aggressiva, di nervosismo eccessivo che spesso si trasforma in attacchi d’ira immotivati (ma motivati dalla sua sensazione di debolezza che in un qualche modo ha avvertito e che viene scaricata immediatamente su tutti gli altri).

Eccessi di aggressività che fatica a tenere a bada e si manifesta in atteggiamenti di forte collera, disprezzo e odio rivolto al malcapitato di turno e veri e propri momenti di delirio di onnipotenza.

Nell’ambito lavorativo ordina e comanda in maniera imperiosa, rude, antipatica e dispotica, da vero tiranno, spesso aggressivo ed offensivo coi più deboli o con coloro che sa che non si ribelleranno e nemmeno hanno il coraggio di reagire, quindi diventa sempre più cattivo ed offensivo senza limiti.

Non ha il minimo rispetto né considerazione verso i collaboratori, superiori o sottoposti, che considera dei puri idioti, né tanto meno la volontà di coinvolgerli e responsabilizzarli, perché un atteggiamento del genere comporterebbe un confronto che smonterebbe subito il suo castello di carta e di illusioni.

Non approfondisce mai quello che fanno gli altri, sia all’interno che all’esterno del suo ambiente lavorativo, perché parte dal presupposto che l’avrebbe fatto meglio ed in meno tempo.
Nell’affettività il rapporto con il partner non è paritario, ma sbilanciato a suo favore, sia nelle scelte e nelle priorità, che sono sempre e solo le sue, sia nella richiesta di riconoscimenti e gratificazioni.

Non è una persona facile con cui relazionarsi, e può veramente attaccarsi ad una persona solo quando avverte un gran senso di solitudine e di abbandono, allora l’altro diventa lo strumento per allontanare tali pensieri, ma di fatto è incapace di amare gli altri come ama se stesso.

Meglio tenere in conto tutte queste condizioni se si vuole avere a che fare sia affettivamente che lavorativamente con una persona di tal tipologia e carattere.

Vi possono essere anche delle altre lettere che evidenziano il segno di cui stiamo parlando, ad esempio le “t” valutando in che modo viene eseguito il trattino di testa.

Di seguito un esempio grafico.

Anche nell’eseguire le “t” si ripercorre lo stesso movimento:

  •   il gesto finale delle lettere v che si spinge in alto e, a volte,  gira a destra
  • tratti che tornano a sinistra e coprono la parola ( ad esempio nelle lettere t)
  • tagli della t che ritornano a sinistra e si slanciano a destra coprendo lettere o la parola
  • tagli delle t lunghi e con direzione in alto

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