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Il sentimento della paura è una sensazione negativa che può avere mille origini ed essere scatenata da motivi e concreti, oppure soltanto ritenuti tali, come nel caso della ansie fobiche e degli attacchi di panico.

La paura dell’abbandono e’ una delle cause principale che scatena la pura, l’ansia ed il panico, il tutto derivante dalla paura di essere abbandonati da una persona cara o da un compagno sentimentale.

Questo comporta che il dipendete affettivo si mette a completa disposizione della persona da cui dipende, spesso permettendogli di controllarlo e manipolarlo privandolo non solo della libertà ma anche dalla possibilità di avere una personalità, di avere autonomia ed indipendenza, ed anche il potere decisionale di porre fine ad una relazione fortemente sofferente in cui si sente intrappolato ma di cui non riesce a fare  ameno.

Pur con queste condizioni negative il dipendente affettivo è disposto a subire qualunque situazione o comportamento, perché la paura di rimaner solo e di essere abbandonato sono sicuramente più forti e sovrastano qualunque altra necessità

In tali casi si instaurano delle vere e proprie dipendenze affettive  che possono essere risolte soltanto con l’aiuto di un Counselor che aiuti la persona a ritrovare stima in se stessa in modo tale da consentirle di prendere le decisioni che da sola non oserebbe nemmeno considerare.

 

 

La paura dell’abbandono

 

 

La paura dell’abbandono origina da esperienze negative, frustranti di abbandono vero da parte di entrambi i genitori od uno solo, rapporti familiari disfunzionali, forme di abuso e di incuria sperimentate nella propria infanzia, durante le quali un bambino e’ trattato non come una persona ma come un oggetto, per cui impara a proprie spese che  per ricevere affetto deve necessariamente adattarsi alle richieste delle figure affettivamente significative.

Alla base di questi vissuti vi e’ un processo logico secondo il quale il dipendente non crede di valere mai abbastanza come gli altri ma di dover fare sempre di tutto per fari apprezzare e voler bene.

Non può partire dal presupposto che l’amore dei genitori gli è dovuto indipendentemente da qualunque situazione, così come dovrebbe essere, in quanto non ne ha mai goduto e per averlo ha sempre dovuto conquistarlo, per non dire comprarlo, comportandosi in un certo modo o seguendo pedissequamente tutte le istruzioni o ordini a lui imposti dai genitori.

Da grande la situazione da grande si ripropone nelle medesime condizioni, i rapporti vissuti da adulto non sono che lo specchio dei rapporti vissuti coi genitori da piccolo.

Sperimenta in modo ripetuto relazioni, di coppia, amicizia, lavoro in cui rivive continuamente la paura dell’abbandono ma non riesce a costruire relazioni diverse da queste.

Desidera con tutte le sue forze una relazione stabile e paritaria ma allo stesso tempo ha paura di viverla poiché il timore di sperimentare un nuovo rifiuto lo spinge a scegliere situazioni in cui non rischia di sentirsi abbandonato ma dove deve impegnarsi con tutto se stesso per farsi amare anche da chi non lo vuole.

La smisurata paura dell’abbandono si accompagna a una profonda collera repressa e ad una rabbia che non ha mai potuto manifestarsi per una perdita nella propria infanzia, età negata piena di disagi e frustrazioni o per una persona cara o amata che non c’e’più.

Il meccanismo che il dipendente affettivo mette in atto per sopravvivere alla paura dell’abbandono e’ quello di cercare in altri quello che gli è mancato nell’infanzia o nella giovinezza al fine d compensare quel vuoto incolmabile che rimane dentro di lui e di lei.

Tale meccanismo di compensazione non porta in realtà alcun vantaggio concreto ma amplifica solamente il senso di vuoto e di abbandono.

Compensare la perdita con una presenza e’ un enorme spreco di energia poiché nessuno può sostituire quello che non abbiamo più,oltre ad una fonte di delusioni perché spesso si finisce per essere vittime di persona che se ne approfittano, che sono manipolative ed altamente castranti.

I rapporti dunque vissuti con l’altro o con gli altri non portano serenità e miglioramento, ma sono castranti, fatti di privazioni e di limitazioni, pertanto negativi ed il più delle volte distruttivi.

invece e’ possibile fare esperienza di nuove relazioni e nuovi amori nutrienti rinunciando all’idea irreale di perfezione, per prendere atto che il dolore che sperimentiamo con la perdita non e’ assoluto e perenne ma costituisce una parte della nostra vita.

Ma questo comporta essere riusciti ad analizzare la propria situazione,averla accettata, con tutti i risvolti negativi ed essere pronti a vivere serenamente ed in modo diverso il futuro che sia non solo costruttivo ma anche migliorativo per la persona.

Se tale passaggio non è possibile da soli, per le mille paure o complicazioni che un soggetto si porta appresso, l’aiuto del counseling motivazionale diventa una necessità che sfonda la porta della paura del fallimento e del timore di non essere all’altezza, dando speranza e facendo vedere le tante opportunità che la vita ci offre ma a cui spesso ci comportiamo da ciechi non volendole vedere per paura o mancanza di coraggio.

 

 

La paura di amare

 

 

Il ripiegarsi su se stessi conduce ad isolarsi sempre più finché nessuno si avvicinerà privandoci del bisogno legittimo di amore e vicinanza, per paura di provare nuovamente l’abbandono.

Privarsi dell’amore per paura di soffrire di nuovo e’ come scegliere di non vivere più relegandosi in una condizione di isolamento emotivo che fa sperimentare ancora maggiore solitudine.

L’angoscia legata alla paura dell’abbandono e’ un sentimento molto profondo che il dipendente affettivo cerca di evitare in ogni modo, sottoponendosi ad a rinunce di ogni tipo e rimanendo all’interno di una relazione che lo fa star male, pur di non vivere quella paura di sentirsi nuovamente solo.

Più si cerca di fuggire questo timore più questo continua ad essere presente e a riproporsi finché non si decide di viverlo una volta per tutte e guardarlo in faccia.

Per liberarsene e’ fondamentale abbandonare la presa e rivedere le credenze sbagliate che hanno accompagnato tutta la propria vita, tra cui la più importante che e’  quella di accettare il rischio implicito che ogni relazione  possa finire.

Nessuna relazione normale e sana da la garanzia di essere eterna e duratura, pertanto dalle relazioni dobbiamo aspettarci anche delle evoluzioni o risvolti imprevisti e negativi.

Fa parte del vivere con gli altri e del costruire rapporti col partner.

Nessuna relazione tra adulti può caratterizzarsi dalla certezza che  durerà in eterno, i  partner possono promettersi di impegnarsi a fare di tutto per mantenerla viva ma una relazione non e’ una assicurazione sulla vita che si riscatta, presenterà sempre un margine di incertezza.

L’ansia che possa finire impedisce solo di non vivere ciò che di bello accompagna ogni momento di vicinanza presente, portando a concentrarsi su quello che potrebbe avvenire ma che non e’ stato.

Non si può fermare lo scorrere della vita e delle esperienze ma e’ possibile diventare più tolleranti nei confronti dell’imperfezione e del fatto che non tutte le persone per noi significative ci rimarranno vicino, abbandonando l’idea che potremo perdere da un momento all’altro quello che crediamo essere un nostro diritto, perché nonostante le perdite siamo ancora vivi e siamo diventati persone adulte.

Gli adulti non hanno  bisogno di una persona che si prenda continuamente cura di loro come avveniva quando erano bambini, ogni adulto e’ in grado di badare a se stesso e può sperimentare la gioia di condividere con un altro adulto la propria vita senza avere il bisogno di un sostegno continuo.

Il dipendente affettivo attraversa momenti di disperazione frequenti per paura di perdere gli affetti che ha e spesso si infligge dolori indicibili pur di non vivere quella paura di abbandono che lo accompagna sempre ma non e’ impedendo all’altro di allontanarsi che ci si rassicura sul fatto che non lo abbandonerà mai poiché le persone possono rimanere o andare via mentre ognuno invece ha la certezza di rimanere fedele a se stesso, sopravvivendo ad ogni perdita.

E’ possibile essere in ascolto dei propri bisogni, capaci di prendersene cura nonostante gli abbandoni, accogliendo quel bambino che e’ ancora in noi che si arrabbia e piange ogni qual volta richiede di essere amato, siamo responsabili della nostra felicità.

La consapevolezza di prendersi cura di sé aumenta quanto più si prende coscienza di avere la possibilità di agire concretamente sulla propria vita, di aiutare il nostro bambino ferito a risollevarsi senza farsi spaventare dalla paura dell’abbandono, prendendosi l’impegno verso e stessi di non abbandonarlo più come invece hanno fatto le persone che molto tempo prima avrebbero dovuto occuparsene.

 

 

Dove nascono le paure del dipendente affettivo

 

 

Il dipendente affettivo non ripone ne’ fiducia in sé ne’ negli altri a causa di ferite emotive subite nel suo lontano passato, più  cresce la fiducia in sé maggiore sarà l’opportunità’ di affrontare la vita senza dubitare della propria persona e senza dipendere dagli altri per la propria sopravvivenza emotiva.

Non sarà più necessario ricevere approvazione per le scelte fatte e non aspetteranno più  che qualcuno ci accolga e faccia star meglio perché avranno imparato a fidarsi del loro giudizio e della loro autocritica che con coraggio e volontà si sono costruiti nel processo evolutivo che porta al risanamento delle situazioni distorte e patologiche del passato, per un futuro fatto di speranze e di tentativi verso una piena felicità e serenità, appagante anche se si rimane da soli.

L’acquisire fiducia e’ un processo lungo e complesso per chi non si fida ma non impossibile e avviene aprendosi a esperienze di coppia  costruttive, non seguendo più l’istinto del bambino ferito che cerca di porre rimedio alle sue mancanze passate attraverso la ricerca di esperienze affettive che non hanno più ragione di esprimersi con modalità non adulte.

Aspettarsi che l’altro comprenda i nostri bisogni senza parlare, che indovini le nostre necessità che si faccia carico di ogni aspetto della vita, sono solo fantasie che alimentano la sfiducia.

Il primo passo per costruire  una base di fiducia al proprio interno  e’ quello di assumersi la responsabilità di scegliere un partner con cui e’ possibile comunicare in modo chiaro e diretto i propri bisogni ed emozioni, quando questo non e’ possibile e si verifica la mancanza di ascolto e’ meglio chiudere ed andare avanti senza aspettarsi cambiamenti miracolosi dall’altro perché spesso le persone sono così come appaiono.

 

 

Come accrescere la fiducia e stima in se stessi

 

 

Per farlo occorre concedersi quei diritti che non sono mai stati rivendicati, tra cui il diritto di dire no, di esprimere i propri bisogni, di cambiare idea, di sbagliarsi, di arrabbiarsi, tutti diritti che consentono di auto affermare la propria persona.

La fiducia in questo modo cresce a forza di provare, di sbagliare e di esprimerci e favorisce la crescita dell’autostima che si consolida quanto più smettiamo di compiacere e di adattarci solo per ricevere un po’ di affetto.

Si crea un circolo virtuoso, poiché più osiamo e più sviluppiamo fiducia in noi stessi esprimendo le nostre idee tanto meno saremo dipendenti dagli altri.

La paura di perdere l’altro si ridurrà quando’ vedremo che rimane nonostante abbiamo detto ciò che pensavamo, in questo modo impariamo a condividere e a scoprire le infinite possibilità che una relazione affettiva adulta ci può dare.

Per essere liberi affettivamente bisogna circondarsi di esperienze emotive nutrienti e lasciare andare tutte quelle situazioni in cui si insegue qualcuno solo per  avere un po’ di attenzione.

Rientrarsi su se stessi e rimanere in contatto con le proprie sensazioni e’ la bussola che non permette di perdersi, di credere a false promesse ma soprattutto consente di esprimere a parole quello che si sente e di agire in prima persona senza aspettarsi nulla dagli altri prima di conoscerli approfonditamente e non solo per quello che raccontano.

Essere vigili, prudenti e prendersi tempo per conoscere qualcuno, riponendo in lui/lei delle aspettative realistiche e verificate, consente di non cadere nel bisogno di controllo e nella paura della perdita perché si ha fiducia in sé e non si ha bisogno di ricevere conferma per comprendere ciò che si prova, rischiando di mettere in mano le redini della propria vita a persone affettivamente poco raccomandabili o sconosciute.

Avere fiducia in sé consente di scegliere la propria vita e di rispondere in modo soddisfacente ai bisogni, riconoscendoli in ogni istante dell’esistenza.

Scoprire le proprie capacità, i talenti, i punti di forza e’ la strada per rafforzare la fiducia e l’autostima di sé e per riparare quell’immagine incrinata di sé che si fonda su una auto percezione distorta e negativa.

Per accettare amore e’ importante sapere chi si e’ e quale e’ il proprio valore, solo in questo modo sarà possibile comprendere perché qualcuno nutre amore per noi e riconoscere questo amore in se stessi senza alimentare inutili complessi di inferiorità.

La conoscenza di sé avviene quando iniziamo a porci  delle domande, e’ la somma di tutti i “mi piace” e “non mi piace”, delle nostre preferenze, dei sogni, dei principi e degli ideali. Da qui in poi si apre la strada per rafforzare l’autostima, per combattere la dipendenza affettiva e solo in questo modo non dimenticheremo più chi siamo e cosa proviamo.

Se questa meta non si raggiunge con le proprie forze, l’aiuto del Counselor consente di porci davanti alle alternative ed opportunità, che spesso non si vedono per pessimismo o perché ci si da per sconfitti, quindi una consulenza più diventare il trampolino di lancio verso una nuova vita soddisfacente.

2 Comments

  1. Fabio ha detto:

    Bellissimo articolo. È vero tutto quello che vi è scritto. Ho una dipendenza affettiva e non riesco a venirne a capo. Sono consapevole di tutto ma metto in gioco sempre lo stesso meccanismo. Ho subito l’abbandono di entrambi i genitori.

    • Forse il caso di parlarne caro Fabio, ed affrontare le tue paure una volta per tutte
      Che ne dici di metterti in contatto con me via mail: info@marilenacremaschini.it, così potrò spiegarti come fnunziona e quali sono i percorsi che puoi sceglire.
      Quando c’è un problema che non ci abbandona vuol dire che non lo stiamo risolvendo, stiamo facendo finta che non esista, ma quello diventa sempre più grosso, ecco perché ti consiglio, per la tua serenità di non rimandare troppo.
      MArilena

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